8 marzo 2019

Essere pastore in una comunità moribonda... che Quaresima!

"Il benessere, anche il benessere spirituale ha questo pericolo:
il pericolo di cadere in una certa amnesia, una mancanza di memoria:
sto bene così e mi dimentico di quello che ha fatto il Signore nella mia vita,
di tutte le grazie che ci ha dato e credo che è merito mio e vado avanti così.
E lì il cuore incomincia ad andare indietro,
perché non ascolta la voce del proprio cuore: la memoria.
La grazia della memoria" (papa Francesco, 7 marzo 2019).
In questi primi giorni di quaresima ripensavo al cammino fatto in questi 6 anni e mezzo insieme alla Comunità Cattolica di Belene, da quando cioè l'8 settembre 2012 le Autorità Ecclesiastiche me la affidarono ed io la accettai (dopo aver in precedenza rifiutato 2 volte...).
E ci ripenso in preda ad un po' di malessere spirituale, dovuto a tante delusioni, ad alcune amarezze, a nodi irrisolti, a tanto fiato sul collo, a tensioni sommerse, a perpetue incomprensioni, a zanzare fastidiose che continuano a ronzare... e alla realtà moribonda ed impaludata in cui vivo qui.

Е' la mia prima esperienza da parroco... e finora è stata un'esperienza interessante,
Grazie al cielo non ho ancora l'alzheimer, e il buon Dio mi ha donato una memoria di acciaio.
Ma pur facendo grata memoria per le migliaia di eventi, volti, esperienze gioiose e belle vissute, non posso nascondere il fatto che questa mia comunità sta morendo.

6 marzo 2019

Dall'asfissia asfissiante... al respiro della polvere innamorata


OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica di Santa Sabina
Mercoledì, 1° marzo 2017


«Ritornate a me con tutto il cuore, […] ritornate al Signore» (Gl 2,12.13): è il grido con cui il profeta Gioele si rivolge al popolo a nome del Signore; nessuno poteva sentirsi escluso: «Chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; […] lo sposo […] e la sposa» (v. 16). Tutto il Popolo fedele è convocato per mettersi in cammino e adorare il suo Dio, «perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore» (v. 13).
Anche noi vogliamo farci eco di questo appello, vogliamo ritornare al cuore misericordioso del Padre. In questo tempo di grazia che oggi iniziamo, fissiamo ancora una volta il nostro sguardo sulla sua misericordia.
La Quaresima è una via: ci conduce alla vittoria della misericordia su tutto ciò che cerca di schiacciarci o ridurci a qualunque cosa che non sia secondo la dignità di figli di Dio.
La Quaresima è la strada dalla schiavitù alla libertà, dalla sofferenza alla gioia, dalla morte alla vita. Il gesto delle ceneri, con cui ci mettiamo in cammino, ci ricorda la nostra condizione originaria: siamo stati tratti dalla terra, siamo fatti di polvere. Sì, ma polvere nelle mani amorose di Dio che soffiò il suo spirito di vita sopra ognuno di noi e vuole continuare a farlo; vuole continuare a darci quel soffio di vita che ci salva da altri tipi di soffio: l’asfissia soffocante provocata dai nostri egoismi, asfissia soffocante generata da meschine ambizioni e silenziose indifferenze; asfissia che soffoca lo spirito, restringe l’orizzonte e anestetizza il palpito del cuore. Il soffio della vita di Dio ci salva da questa asfissia che spegne la nostra fede, raffredda la nostra carità e cancella la nostra speranza. Vivere la Quaresima è anelare a questo soffio di vita che il nostro Padre non cessa di offrirci nel fango della nostra storia.
Il soffio della vita di Dio ci libera da quella asfissia di cui tante volte non siamo consapevoli e che, perfino, ci siamo abituati a “normalizzare”, anche se i suoi effetti si fanno sentire; ci sembra normale perché ci siamo abituati a respirare un’aria in cui è rarefatta la speranza, aria di tristezza e di rassegnazione, aria soffocante di panico e di ostilità.
Quaresima è il tempo per dire no.
No all’asfissia dello spirito per l’inquinamento causato dall’indifferenza, dalla trascuratezza di pensare che la vita dell’altro non mi riguarda; per ogni tentativo di banalizzare la vita, specialmente quella di coloro che portano nella propria carne il peso di tanta superficialità.
La Quaresima vuole dire no all’inquinamento intossicante delle parole vuote e senza senso, della critica rozza e veloce, delle analisi semplicistiche che non riescono ad abbracciare la complessità dei problemi umani, specialmente i problemi di quanti maggiormente soffrono.
La Quaresima è il tempo di dire no; no all’asfissia di una preghiera che ci tranquillizzi la coscienza, di un’elemosina che ci lasci soddisfatti, di un digiuno che ci faccia sentire a posto.
Quaresima è il tempo di dire no all’asfissia che nasce da intimismi che escludono, che vogliono arrivare a Dio scansando le piaghe di Cristo presenti nelle piaghe dei suoi fratelli: quelle spiritualità che riducono la fede a culture di ghetto e di esclusione.

Quaresima è tempo di memoria, è il tempo per pensare e domandarci: che sarebbe di noi se Dio ci avesse chiuso le porte?; che sarebbe di noi senza la sua misericordia che non si è stancata di perdonarci e ci ha dato sempre un’opportunità per ricominciare di nuovo?
Quaresima è il tempo per domandarci: dove saremmo senza l’aiuto di tanti volti silenziosi che in mille modi ci hanno teso la mano e con azioni molto concrete ci hanno ridato speranza e ci hanno aiutato a ricominciare?
Quaresima è il tempo per tornare a respirare, è il tempo per aprire il cuore al soffio dell’Unico capace di trasformare la nostra polvere in umanità. Non è il tempo di stracciarsi le vesti davanti al male che ci circonda, ma piuttosto di fare spazio nella nostra vita a tutto il bene che possiamo operare, spogliandoci di ciò che ci isola, ci chiude e ci paralizza.
Quaresima è il tempo della compassione per dire con il salmista: “Rendici [, Signore,] la gioia della tua salvezza, sostienici con uno spirito generoso”, affinché con la nostra vita proclamiamo la tua lode (cfr Sal 51,14), e la nostra polvere – per la forza del tuo soffio di vita – si trasformi in “polvere innamorata”.

3 marzo 2019

"Quando il saggio indica"...

Un saggio che indica qualcosa....
Come già ben sai, mio caro lettore, all'inizio di maggio Papa Francesco verrà a visitare la Bulgaria, e sosterà solo nelle città di Sofia e Rakosvski.
Come ben puoi ben immaginare, anche qui nella periferia bulgara della periferia d'Europa alcuni (non tutti, perchè purtroppo l'indifferenza e l'apatia diffondono i lor tentacoli pure qui...), trepidanti,  lo stanno aspettando, ed ogni giorno scrutano gli orizzonti fisici e mediatici in cerca dei segnali di questa venuta. E visto che sarà a Sofia, a soli 199 km da qui... ci stiamo preparando per andare a Sofia ad accoglierlo, incontrarlo e ascoltarlo.
E tra i frammentari echi di tappeti ciprovciani, di concorsi pittorici e di candide vestine da prime comunioni, di rinnovati manti stradali e colorati posters su rinnovati condomìni, svettano e riecheggiano queste parole, provenienti dall'altra sponda del Mediterraneo, dal pastore del piccolo gregge che in Marocco pure aspetta il passaggio di Francesco per la fine di marzo.
Riporto qui papale papale la nota dell'Agenzia FIDES di qualche giorno fa:

23 febbraio 2019

Una colomba con due ali

L'immaginetta ufficiale...
Come tutti gli anni e come tanti colleghi fanno tutti gli anni, anche quest'anno tra poco comincerò a visitare le famiglie di Belene per la tradizionale benedizione pasquale.
E come ogni anno qualche settimana fa ho iniziato a pensare a che segno lasciare in ogni famiglia.
Visto che è un anno speciale, che viene benedetto dalla visita del Papa... mi è parso logico regalare una bella immagine di Papa Francesco.
Prima di mettermi in ricerca di una bella immagine, ho ritenuto opportuno aspettare che arrivassero le immaginette ufficiali, con la preghiera ufficiale... così mi risparmiavo il tempo di scegliere e di andare in tipografia.

E sono arrivate le immaginette (purtroppo solo 20: un po' poche per le oltre 1000 famiglie di Belene...) e con questa immagine leggermente cupa del Papa in ginocchio...
che ispira un po' di pesantezza, tristezza, seriosità...
Non me la sento proprio di donarla ai miei parrocchiani, la cui vita è già cupa e sono sempre in ginocchio (lo scorso anno 160 funerali... e nessuna prima comunione; disoccupazione al 99%; tanti anziani e malati; pensioni da 70 € e tanta fatica ad arrivare al 10 del mese...). E poi, dopo un anno pastorale su Speranza e Memoria, dove l'invito assillante era "Alzati, amica mia bella, la primavera è arrivata!", e quello appena iniziato su Giovani e vecchi danzeranno insieme... ci vuole qualcosa di solare, di speranzoso, sognare e volare, ballare, risorgere, gioia e sorrisi, sole e vita...
E così mi son messo a cercare un'altra immagine, legata alla visita del Papa e alla nostra realtà parrocchiale.

22 febbraio 2019

Il martirio via all’unità


Icona dei “Nuovi Martiri” eTestimoni della fede del XX e XXI secolo

Nel decreto conciliare Unitatis redintegratio si accenna, a un certo punto, al fatto che i fedeli cattolici devono riconoscere con gioia il patrimonio comune dei fratelli separati, «i quali rendono testimonianza a Cristo, talora sino all’effusione del sangue».1
Nella costituzione Lumen gentium, inoltre, si legge che con i cristiani non cattolici sussiste «una certa vera congiunzione nello Spirito Santo, che anche in loro opera con la sua virtù santificante mediante doni e grazie; alcuni poi di loro li ha fortificati fino all’effusione del sangue».2
Nella scia di queste affermazioni, l’enciclica di Giovanni Paolo II sull’ecumenismo Ut unum sint si esprime in questi termini:
«Tutte, infatti, hanno dei martiri della fede cristiana.
Malgrado il dramma della divisione, questi fratelli hanno conservato in se stessi
un attaccamento a Cristo e al Padre suo tanto radicale e assoluto
da poter arrivare fino all'effusione del sangue.
Ma non è forse questo stesso attaccamento a essere chiamato in causa
in ciò che ho qualificato come “dialogo della conversione”?
Non è proprio questo dialogo a sottolineare la necessità
di andare fino in fondo all’esperienza di verità per la piena comunione?».3

Come la testimonianza del sangue, la testimonianza più radicale, può contribuire a creare percorsi di conoscenza, di condivisione, di unità fra le Chiese? Perché può essere un atto che accomuna e rinnova l’identità profonda delle comunità? Tento di offrire una risposta sintetica articolandola in tre punti.4

16 febbraio 2019

Ho fatto due sogni... e quel sogno era Belene

La notte dell'11 ottobre 2010... ho fatto un sogno.
E la notte del 12 ottobre 2010... ne ho fatto un altro.
Finora li ho raccontati solo a pochi amici... ma penso che dopo 9 anni le nespole son mature, e quindi li racconto anche a te, mio unico lettore...
E tu, mio unico lettore, ti aspetterai adesso che te li racconti... ma ti chiedo di aspettare un po'.
Sì, perchè appena uno sente la parola sogno... scattano molti files nella mente.
Sarà un sogno vero, ad occhi chiusi e nel sonno, o uno ad occhi aperti...?
Che significato hanno l'11 e il 12, perchè proprio quei giorni...?
Sarà qualcosa generato dagli anfratti della psiche da interpretare froidianamente,
oppure un sogno della stoffa di quelli di Josif ben Jakov, oppure nessuno dei due...?
E perchè me lo racconti? Chissà che secondi e terzi e quarti fini ci sono...
Dico solo che probabilmente l'11 e il 12 ottobre per principio sono giorni come tanti altri, e questo sogno è capitato lì, forse per caso. Uno mica decide quello che sogna... sogna, e basta.
Noi bergamaschi, insieme al mondo intero, festeggiamo l'11 ottobre Papa Giovanni XXIII... che proprio quel giorno nel 1962 ha fatto sognare la Chiesa ed il mondo (e fatto venire gli incubi ad alcuni... ma se alcuni han dei problemi e scambiano i sogni per incubi... son problemi loro).
Per me personalmente l'11 ottobre è sempre stato un giorno come tanti altri, a parte l'11 ottobre del 2010. La mattina del 12 ottobre 2010, alle 5.00, partivo per la Bulgaria... e prima di partire ho fatto questo sogno. Ed il secondo l'ho fatto la prima notte che ho dormito a Belene.
Probabilmente son rimasto coinvolto in radiazioni speciali...
Detto ciò, adesso li racconto.

IL PRIMO SOGNO...

"Sono avvolto dalla nebbia. Sotto i piedi sabbia. C'è un buio rarefatto, nebbioso, che pian piano si schiarisce. Leggero sciabordio di acqua, come in riva al mare. Infatti, schiarendosi, davanti a me uno specchio d'acqua che scorre, forse un fiume. Attorno a me nebbia e silenzio.

14 febbraio 2019

Un sogno che si avvera: inaugurata a Belene la nuova sala "S. Maria Goretti"

Dopo anni di attesa e di desiderio, finalmente ieri pomeriggio si è avverato il sogno, e la Comunità Cattolica di Belene si è riunita in preghiera nella nuova sala dedicata a Santa Maria Goretti, in via Liuben Karavelov 33, nella periferia sud di Belene
Infatti le antiche 2 chiese cattoliche e quella ortodossa di Belene furono costruite lungo il Danubio nel 1800, quando il piccolo paese contava 1000 abitanti residenti sulla sponda del fiume, e da lì non si sono mai più spostate, mentre la città da allora si è sviluppata per oltre 3 km verso sud, raggiungendo negli anni '90 del secolo scorso la modesta cifra di 15.000 abitanti.
In particolare dopo la guerra ed alcune forti inondazioni, molte famiglie cattoliche si spostarono dal Danubio ed edificarono dalla parte opposta i nuovi quartieri di Losenets e Buket.
Proprio le famiglie di questi quartieri periferici da sempre hanno desiderato avere un luogo di culto in mezzo alle loro case, scrivendone già nel 1950 al concittadino vescovo Eugenio Bossilkov... e ripetutamente a tutti i parroci ed i vescovi dei decenni successivi. Ma mai hanno potuto vedere realizzati i loro sogni.
La forte emigrazione degli ultimi decenni poi ha ridotto la popolazione di Belene a circa 4000 abitanti, per la maggior parte anziani e senza mezzi di trasporto.

31 gennaio 2019

Ho fatto un sogno...

I sognatori sono una gran bella categoria di gente, che mi sta molto simpatica.
Anch'io ho i miei sogni, ci mancherebbe, ma magari li condivido un'altra volta.
Ovviamente non mi riferisco a certi sognatori, che coi loro sogni hanno creato incubi e tragedie (cito solo i faraonici e deliranti sogni di un Hitler o uno Stalin... sogni totalitari e antiumani, sogni ideologici di potere e ingiustizia).

Penso invece a don Giovanni Bosco, che oggi ricordiamo.
Pare che abbia fatto più di 150 sogni (quelli conosciuti e da lui condivisi).
Sogni "certificati" dalla Chiesa, sogni che venivano da Dio.
Un dono non richiesto, che si è trovato addosso, dentro.
Scriveva don Bosco: "Le cose che vedo accadere nei sogni mi caricano di responsabilità immensa. Essi contengono presagi, rivelazioni, annunci di morte, ma anche la via da percorrere e il modo".
Rileggendo la sua vita, e guardando di nuovo l'ultimo film, si nota molto chiaramente come in molti hanno condiviso con lui gli stessi sogni, ed altri molti invece lo hanno criticato, avversato, ridicolizzato.
Ma lui, tenace (non testardo), speranzoso (non illuso), gioioso (non lamentoso), sempre, sempre è andato avanti, certo della bontà e della provenienza divina di questi sogni.

17 gennaio 2019

Il martirio che unisce i cristiani

Forse non tutti sanno che il giovane belenciano
Eugenio Bossilkov difese proprio nel gennaio 1931
la sua tesi di dottorato... sull'unità dei cristiani!
E anche quest'anno iniziamo una settimana di preghiera speciale per l'unità tra i cristiani. Anche se vi ho sempre partecipato intensamente, confesso che sempre questa settimana mi provoca un paio di perplessità...
Primo, perchè sembra suggerire che tra i cristiani non ci sia unità. Di solito infatti chiediamo una cosa quando ci manca... Se chiediamo unità, vuol dire che non c'è unione. Basterebbe, secondo me, inserire nel "titolo" un piccolo aggettivo: "Settimana di preghiera per la PIENA unità dei cristiani". Infatti, a partire dal comune battesimo, dalla comune fede in Gesù Cristo, dalla comune Parola di Dio, e da molte altre cosette, noi cristiani siamo già uniti in molte cose, compreso il nome "cristiani". Quindi penso che il fine corretto della comune preghiera (altra cosa in cui siamo uniti) sia quello di chiedere a Dio una crescita, una pienezza di unità.
Secondo, non mi è mai piaciuto il termine "unità", non solo perchè richiama il nome di un noto giornale italiano, ma anche perchè non mi pare ecclesiologicamente adatto. Sarebbe bello usare il più biblico e teologicamente significativo COMUNIONE. E quindi il cammino che sta davanti a tutti noi, battezzati nelle diverse chiese degli uomini ed appartenenti all'unica Chiesa di Cristo, è quello di compiere passi e gesti di comunione. Che essendo una realtà umana (e anche un po' divina), è una realtà viva, che può crescere o diminuire, strapparsi e ricucirsi. Quando siamo in comunione (che non vuol dire uniformità, ma unità nella diversità), proprio allora si vede il volto della Sposa.
Comunque, l'importante è pregare in questa settimana (e anche in tutti i restanti giorni dell'anno), perchè una piena e viva comunione tra di noi è possibile solo attraverso l'azione di Dio, lasciandoci rinnovare dal fuoco dello Spirito Santo.

11 gennaio 2019

Arriva Francesco in Romania! E sarà accolto nella cattedrale di Bucarest, costruita dai Passionisti...

Oggi è stata data la lieta notizia della prossima visita di Papa Francesco in Romania (31 maggio - 2 giugno).
Motivo di gioia per tutti i romeni, ma anche un po' per noi bulgari e per i Missionari Passionisti.
La Romania e la Bulgaria infatti, oltre che ad essere vicini di casa uniti dal Danubio, hanno moltissimi legami storici ed ecclesiali. La Romania per secoli è stata la casa dei rifugiati bulgari, molti di cui cattolici, che scappavano dalle angherie e dalle ristrettezze dell'Impero Ottomano, per cercare casa, lavoro e libertà in terra romena.
Nei villaggi di fronte a Russe, nella stessa Bucarest (Cioplea, Popesti Leordeni...), di fronte a Belene (Vsciora, Flamanda...), nel Banato (Vinga, Sanniculau Mare, Dudesti...), ed altrove ancora esistono consistenti nuclei di bulgari discendenti dai profughi dei secoli scorsi.
La cattedrale San Giuseppe di Bucarest
In particolare poi noi Missionari Passionisti abbiamo lavorato nel sud della Romania (la famosa Vallachia) dal 1782 al 1892.
Mi pare bello ricordare che il primo vescovo passionista di Nicopoli e Vallacchia, mons. Francesco Maria Ferreri, morì proprio a Bucarest di peste il 3 novembre 1813, per non abbandonare i malati, ed è sepolto nella chiesa di Cioplea.
Dopo di lui fino al 1894 tutti i vescovi che si curavano del sud della Romania furono Passionisti: mons. Fortunato Ercolani, mons. Giuseppe Molajoni, mons. Angelo Parsi, mons. Giuseppe Pluym, mons. Ignazio Paoli.
Addirittura nel 1867 i Francescani si ritirarono dalla Vallachia, ed allora Propaganda Fide affidò ai Passionisti la cura di tutte le comunità della Vallachia.

Così come i primi due vescovi della neonata arcidiocesi di Bucarest furono i Passionisti Ignazio Paoli (1883-1885) e Paolo Giuseppe Palma (1885-1889). Grazie a loro ed alla Congregazione dei Passionisti fu edificata anche l'attuale cattedrale di San Giuseppe a Bucarest, consacrata nel 1884.

Mons. Ignazio Paoli cp
primo Arcivescovo di Bucarest
Dopo di loro amministrarono la Diocesi di Bucarest i passionisti mons. Costantino Costa (1889-1893) e p. Basilio Laureri (1893-1894).
Gli ultimi passionisti lasciarono la Romania nel 1907.

Certamente son legami lontani nel tempo, ma ben vivi e presenti.
Proprio per questo andremo anche noi ad accogliere il Papa a Bucarest, ed a condividere la gioia dei nostri fratelli romeni.