30 novembre 2020

Orsù, dunque! Rinnoviamo la magione!

In quel tempo il Re di Belene decise di andare a fare un giro all’estero. Radunò tutti i suoi ministri e consiglieri, e diede loro la bella notizia (perché è sempre una bella notizia quando i capi vanno a fare un giro, della serie: manca il gatto, balla il ratto):

“Carissimi consiglieri e ministri reali! Come già saprete, parto per un viaggio all’estero, e starò via qualche mese. Nel frattempo affido alle vostre sagge cure il nostro fantastico Regno di Belene. Son certo che lo lascio in buone mani! E, visto che c’è tempo e la reggia è vuota… ci sarebbe bisogno di una rinfrescatina a tutto l’edificio, giardini compresi. Quindi… vi lascio giù in portineria tutte le chiavi della magione, ed anche gli iban della banca ed i codici PIN delle mie carte di credito. Sono certo che rinnoverete in modo esemplare tutta la magione! Orsù, dunque: rinnovate la magione, e arrivederci!”.

E, dopo i convenevoli ed i saluti di turno, il Re partì, insieme alla Regina, ai loro figli e a tutto i loro domestici, lasciando la magione vuota.

29 novembre 2020

La giubileica prosopopea di un curato di campagna danubianica...


In una nebbiosa giornata d'inverno, padre Piero Sgarbati, il povero curato di Belene, scese giù a passeggiar lungo le sponde del Danubio, e pur essendo la nebbia così fitta, che si poteva tagliarla giù col podetto, si mise a lodare il buon Dio, come al suo solito, tutto bello giubilante e pimpante. Più o meno, disse così:

"Ti ringrazio, Signore, che mi hai fatto nascere e crescere nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano Secondo, in questo periodo dove il venticello dello Spirito ha messo in moto un radicale rinnovamento, di cui son lieto e giubilante! E di vivere e fare il parroco ai tempi di papa Francesco, e del suo ambizioso e impellente invito a rinnovare tutta la Chiesa in chiave missionaria!

22 novembre 2020

Urca! Domenica il Re viene a visitare Belene!


C’era una volta, prima che squillassero i primi cellulari, prima che formattassero i primi compiuters, prima che accendessero le prime televisioni, prima che scoppiassero la seconda e pure la prima guerra mondiale, un piccolo paesino tranquillo sulle rive del tranquillo Danubio, ed il nome di quel tranquillo paesello era Belene. Un paradiso di tranquillità, insomma. 

La vita a Belene scorreva tranquilla, lungo le tranquille acque del Danubio: gli uccelli volavano, i bambini giocavano, le oche starnazzavano, le acque bagnavano, il fuoco scottava, le galline covavano, le zanzare ronzavano, i ronzini scarrettavano, i lavoratori lavoravano, le persone nascevano, i nati crescevano, i vivi morivano, i morti li seppellivano, le nonne sedevano sulle panchine… comprese la baba Umna (quella che sapeva tutto di tutti) e la baba Medra (quella che non era mai andata a scuola, ma era la più saggia di tutti), le quali come al solito sedevano sulla panchina davanti alla stazione del treno, e chiacciheravano del più e del meno: insomma, per tagliarla corta, tutto era normale e abbastanza monotono, ripetitivo, prevedibile. 

Finchè… 

14 novembre 2020

Alleluia! Alleluia! Sarà un Natale davvero Pasquale!

“Alleluia! E’ un Natale davvero Pasquale! - disse il Beppe alzandosi in piedi e parlando ai commensali, lui che di solito parlava poco, ma stavolta faceva gli straordinari - Grazie! Grazie mille! E’ stato meraviglioso! Mi sembra di sognare… Grazie! Mai e poi mai mi sarei aspettato una così calorosa accoglienza… per noi… sconosciuti. Grazie!”. E tutti applaudirono e brindarono, straboccanti di gioia.

Ma facciamo un passo indietro.

Quell’anno, indimenticabile, la notizia colse un po’ tutti impreparati, e cadde come un fulmine a ciel nuvoloso in tutte le case del mondo: “Quest’anno, a causa della Pandemia, a Natale ci sarà il locdaun mondiale: per cui tutti, in tutto il mondo, resteranno chiusi in casa”.

Apriti cielo!

9 novembre 2020

Chi stappa e chi tappa, alla fine è sol question di zappa.

Ci son eventi, lontani nel passato, che nel tempo diventano mitologici, e lasciano tracce in tutte le civiltà. Tra noi uomini, per esempio, il Grande Diluvio, detto anche il Diluvio Universale, ha lasciato il segno tra i Sumeri, gli Ebrei, gli Atzechi, i Maya, gli Atzechi, persino tra i Temuan della Malesia. 

Tra le formiche si raccontano varie cose attorno alla Grande Carestia, detta anche Carestia Universale, che attanagliò l’attuale penisola balcanica in un lontano, lontanissimo passato. E fu davvero grande: durò decine di anni, provocò morte, desolazione ed una colossale emigrazione verso meno martoriate terre. 


Per decenni dal cielo non discese neppure una goccia d’acqua, e nessuno vide neppure una goccia di rugiada. All’inizio seccò tutta l’erba, poi seccarono le piante, quindi iniziarono a prosciugarsi i fiumi, poi i laghi, infine anche il Mar Nero. Nel giro di due anni, per migliaia di chilometri, non restò più neppure una goccia d’acqua. 

Potete immaginare la desolazione e lo sconforto delle sconsolare formichine, che pur essendo più parsimoniose delle cugine cicale, tuttavia nel giro di qualche mese finirono tutte le scorte di cibo. 

Diversi milioni di loro morirono di fame e di stenti, ed i loro resti rinsecchiti son ora fossili a disposizione dei paleontologi. 

Altre centinaia di milioni presero armi e bagagli, e fecero il loro san Martino verso più verdi e umidi terre. 

Qualche migliaio, ostinate, si rifiutarono di morire e di partire, e si barricarono sulla sponda del Danubio, sfruttando fino all’ultima goccia del moribondo e rinsecchito fiume. Speravano in un miracolo. Caparbiamente trascorrevano i loro aridi giorni, ripetendo: “Prima o poi… pioverà!”. 

Dopo molti anni, rimaste ormai in poche decine, arrivate ormai agli sgoccioli le ultime gocce d’acqua delle pozzanghere del prosciugato Danubio, queste testarde formichine di Belene non sapevano più ormai a che santo votarsi, ed ormai erano rassegnate a morire stecchite, quando un giorno, all’improvviso… 

… nel cielo apparve una cosa bianca, enorme, bislunga ed un po’ arrotondata. 

“Guardate! Una nu… una nuv… una nuvola!”, disse Gina, la formichina più vecchia, l’unica che da bambina ne aveva vista una, ed ancora si ricordava come era fatta una nuvola. 

“Ma va là, vecchia cieca! Hai le traveggole! Non può essere: le nuvole non sono rettangolari e affusolate, coi bordi lisci e regolari… E’ sicuramente un aereo!”, ribattè il Tone, il formicone sapientone. 

“No! E’ una balena!”, disse Enrichetto, il formichetto. 

“Ma và! E’ Supermen!”, rispose ridendo Lucetta, la formichetta. 

Mentre le formiche di Belene disquisivano sull’identità di tale fenomeno materializzatosi in cielo, dal cielo si udì una voce, che disse: 

7 novembre 2020

Uffa! Che truffa e che puzza star qui a far la muffa, mentre tutto il mondo s’abbuffa!

Ammuffito di qualità... pronto per deliziare i fini palati
Lo so, lo so, miei cari gattini... Di solito li agguantate senza tanti problemi e senza tanti scrupoli li divorate, leccandovi poi ben bene i baffi. E non parlo dei topolini… 
Ma… in un sussulto di felina coscienza, vi siete mai chiesti come si sentano i formaggi, soprattutto prima di arrivare tra le sgrinfie delle vostre spire, dove di certo a lor non è dolce il perire, e dopo essere stati concepiti e creati, nel ventre degli a voi proibitissimi paradisiaci caseifici? No?!? Mai!?! Beh… allora mettetevi comodi nei vostri lettini, lasciate riposare un po’ i vostri ferini canini, ed ascoltate, vi prego, un po’, mie car gattini… la voce dei poveri formaggini! 

(N.d.A.: I bulgari chiamano il caseificio “MANDRA”). 

Quella notte lo scantinato della famosissima e rinomatissima Mandra Cassandra di Belene era buio e silenzioso come sempre (a dire il vero era silenzioso e buio pure di giorno, essendo sotto terra e senza né luci né finestre). Però… ad un certo punto, prima pian piano, e poi un po’ più forte, si sentì una voce. Beh… più che una voce, sembrava più un miagolio. 

Ma non era un gatto che miagolava! Impossibile! Quando mai si è visto un gatto scodinzolare allegro e senza guinzaglio nel sancta sanctorum di un caseificio?!? Mai! Sarebbe un miracolo, ciumbia! Ma i miracoli non accadono mai, mondo felino!

2 novembre 2020

Campa cavallo, che l'erba cresce!


Il Regno dei Cieli è simile a quella volta che il re di Belene dovette partire per una guerra lontana, insieme ai suoi prodi cavalieri. 

Prima di partire, come al solito, contattò la ditta di giardinaggio “Passiflora Garden”, la quale ormai da secoli si occupava dei giardini del Regno, famosi in tutto l’universo, un vero paradiso terrestre. 

Parlando col Direttore Generale, re Pollice Verde concluse: “Allora, siam d’accordo, neh?! Mi raccomando: al mio ritorno, previsto verso settembre, deve essere tutto pulito, fiorito, e soprattutto bello, per festeggiare col popolo la sicura vittoria! Eccole un piccolo anticipo di 500 milioni di euro.”. 

Il Direttore Generale della Passiflora Garden, inchinandosi di fronte alla Sua Maestà, assicurò: “Maestà! Grazie! Grazie per la sua fiducia e generosità! Sarà fatto! Manderemo, come al solito, i nostri migliori uomini!”. 

Ed il Re partì. 

E la Passiflora Garden, dopo aver intascato la modesta somma, mandò il suo più migliore giardiniere, cioè il bergamasco Otello Rastrello. 

31 ottobre 2020

Cacciatori e pescatori di tutto il mondo, unitevi! Forza! Venite! Belene vi aspetta a braccia aperte!

Quella mattina lo scailain della scrivania di papa Paolo VII sembrava San Gimignano, e lo sconsolato anziano pontefice si aggirava sconsolato fra le torri di fascicoli, pratiche e documenti provenienti da ogni angolo del mondo, borbottando sconsolate massime teologiche: 

“Oh Dio… da che parte cominciare oggi? Pare che ormai il verbo si è fatto carta… Se la carta cadit, tota la scienza vadit… Chi non figlia… foglia. Fumus tantus, e di solito niente arrostus….”. 

“Buongiorno, Santità! – esclamò l’occhialuto segretario, entrando bello pimpante nello studio – Secondo me… che ne dice di cominciare dalla torre più alta? Sistemata quella… poi le altre sembreranno quisquiglie, non le pare”? 

Il Papa si fermò e lo guardò sorridente: “Ma lo sai che non sei poi così del tutto fuori pista? Su, prendi il fascicolo più grosso, e vediamo un po’”. 

Don Dino Doni, il segretario, prese l’incartamento alto ben due metri e mezzo (meno male che i soffitti in Vaticano sono alti…), ed inizio a disporre le cartelle sul lungo tavolone. 

“Di che si tratta?”, chiese il Santo Padre. 

“Vediamo… qui c’è scritto… Belene…”, lesse don Dino. 

“Oh, no! Ancora Belene!?!”, esclamò Paolo VII. 

29 ottobre 2020

L’inaffondabile inoffendibile inafferrabile Sandokat

Quando il nostro piccolo cucciolo nacque, avremmo voluto subito chiamarlo Sandokan, la tigre del Danubio, in ossequio al sapiente detto nomen, omen: aveva infatti un bellissimo pelo tigrato, arancione, nero e bianco, e già nei primi giorni di vita mostrò quello che poi sarebbe stato il suo carattere unico e speciale: sempre irrequieto, desideroso di avventure e scoperte, coraggioso, creativo, audace, intrepido, amante del diritto e della giustizia, ingegnoso, fantasioso… ma il nome Sandokan ci pareva un po’ troppo canino… e così lo battezzammo Sandokat: il qual lemma non è un topos letterario (Dio ci salvi dai topi!), ma un felinissimo e felicissimo nomignolo. Peccato che abbia fatto questa brutta fine… 

Ah, scusate, ci presentiamo: io sono la gatta Cikòva, e questo è mio marito, il gatto Pàrdov. Per chi non ci conoscesse, siamo una felicissima famiglia di felini, e da decenni viviamo sulle sponde del Danubio, nei pressi del paesino di Bèlene: se passate di qui, venite pure a trovarci. Saremmo lieti di accogliervi, e vi faremmo le fusa a gogò. 

Comunque… tornando al nostro caro ed amato Sandokat… dopo le sue scorribande infantili, questo nostro irrequieto cucciolo si trasformò totalmente, Dio solo sa perché: divenne timido, silenzioso, chiuso in se stesso. Stava sempre in disparte, leggeva libri e non socializzava mai cogli altri gattini. Totalmente il contrario di quella che era la sua natura ed il suo nome. 

24 ottobre 2020

Ragazzi, siamo cotti: c’è l’invasione dei lumacotti!

A Belene nessuno capì mai da che parte arrivarono, fatto sta che arrivarono a Belene. 

Prima uno alla volta, in ordine sparso, poi a gruppetti, infine tracimanti come un fiume in piena. 

La venuta improvvisa, imprevedibile ed imponente dei lumacotti arancioni colse tutti alla sprovvista, soprattutto la signora Esika, che a Belene faceva la Linguista e Portavoce di Corte. La quale alla radio si affrettò a redigere e proclamare il seguente comunicato stampa: 

“Cari cittadini, suvvia, manteniam la calma! Le autorità competenti stanno valutando i comportamenti da tenersi da parte di tutti i cittadini verso questi cosi arancioni che si aggirano tra di noi. Al momento il nostro amato Re Candido Er Mellino IV, con il suo Gran Consiglio, sta stabilendo come definirli: ospiti inattesi o turisti spaesati od occulti invasori o terribili nemici dal potenziale distruttivo o pericolosi virus per la società. A breve attendiamo un pronunciamento del nostro sommo e sovrano Re, che ci dirà pure il da farsi, e così vivremo tutti felici e contenti”.