Roncalli

Roncalli in Bulgaria
Il bergamasco Angelo Giuseppe Roncalli (più noto come Papa Giovanni XXIII), lavorò e abitò in Bulgaria dal 1925 al 1934, e poi in Turchia e Grecia dal 1935 al 1944.
Aveva 43 anni al suo arrivo a Sofia e 64 alla partenza da Istambul: sono stati gli anni della sua maturità.
In questa pagina trovi notizie e testi sulla persona del beato Papa Giovanni XXIII, in particolare sul suo rapporto con la Bulgaria.
Le lettere originale autografe, qui trascritte, sono conservate nell'archivio parrocchiale di Bèlene.


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VISITATIO APOSTOLICA IN BULGARIA - N° 2181
(Bergamo) Sotto il Monte
4 ottobre 1928

Mio caro don Carlo,
Le mie continue divagazioni in Italia non mi hanno permesso di ricevere subito le sue lettere.
Ella incominci la celebrazione di N. 50 SS. Messe secondo la mia intenzione.
Al mio ritorno in Bulgaria che sarà sui primi di novembre le manderò il denaro corrispondente a Lit. 8 per ciascuna Santa Messa celebrata.
Continui a mantenersi di buon animo ed a conservare la letizia spirituale. La benedico di buon cuore
affezzionatissimo nel Signore
+ Angelo G. Roncalli

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VISITATIO APOSTOLICA IN BULGARIA - N° 2241
Sofia - Ulitza Mussala, 2
19 novembre 1928

Mio caro don Carlo,
tornato finalmente dall'Italia le faccio mandare per mezzo di p. Metodio Leva 5800 (cinquemilaottocento) corrispondenti all'onorario di Messe N° 100 comprese le N° 50 di cui le ho già mandata l'intenzione col mio biglietto del 4 ottobre u. s.
Più tardi se ancora le occorreranno intenzioni me ne faccia avvisato. Farò del mio meglio per ottenerle. A ciascuna intenzione corrisponde l'elemosina di Leva 58, che è il massimo che mi sia riuscito di ottenere.
Continui dunque a celebrare secondo le mie intenzioni, e continui a fare il bene che ha incominciato. Mons. Kurteff mi si disse molto contento di quanto ella procura di fare per il bene dei poveri cattolici di rito Orientale.
Così di giorno in giorno sempre si procede, un po' lavorando e un po' soffrendo per quel di più che si desidera, ma che non si può fare per mancanza di parecchi elementi necessari alla riuscita delle opere nostre.
Raccomando assai alle sue preghiere l'affare della fondazione del Seminario che è l'opera che mi sta più a cuore e che fortunatamente ora è passata direttamente nelle mani del Santo Padre il quale vi si interessa assai. Qui si passa da progetto in progetto. Sorgono continue difficoltà per l'acquisto. Io amo e stimo assai i Bulgari, come ella sa. Ma purtroppo allorchè trattasi di affari e di danaro si riesce difficilmente a combinare. sovente l'intrigo e il sottinteso si accompagna alle trattative più leali e generose da parte mia. Basta. Il Signore ci aiuti.
La benedico e la saluto di gran cuore augurandole ogni letizia.
Affezzionatissimo nel Signore
+ Angelo G. Roncalli

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VISITATIO APOSTOLICA IN BULGARIA - N° 706
Sofia - Rue Mussalà, 2
23 luglio 1926
Mio caro don Carlo, 
            Sono tornato da una visita a Filippopoli dove cercai anche un po’ di fresco sui Rodopi nella villa dei PP. Assunsionisti nell’attesa che mi venisse allestita la mia nuova residenza, qui in via Mussalà, 2 da cui sono lieto che la prima lettera che scrivo sia indirizzata a lei.
            Insieme con la sua lettera del 17 corrente con gran piacere trovo anche una risposta del Card. Van Rossum colla quale si concede a lei il permesso di fare la cura delle acque per quel tempo che le parrà più utile e sufficiente. Naturalmente la Sacra Congregazione nella scelta del luogo di cura ha preferito Varna per quelle ragioni che ella sa e che nel documento di Roma si esprimono amabilmente con queste parole testuali: “Onde venga evitato a lui qualunque turbamento spirituale”.
            In conformità alla buona pratica tenuta sin qui e che fu per me, come penso per la S. C., ragione di viva soddisfazione, penso non sia il caso di sussumere, ma di accettare qual è questa nuova disposizione dell’Em.o Cardinale, la cui benevolenza per lei si ad dimostra continuata nonostante il timore che io aveva che potesse venire scossa da quel benedetto discorso Danajloff che veramente agli effetti della pacificazione degli animi è riuscito quanto mai inopportuno.
            Quanto al timore della spesa notevole che ella teme di dover fare io le dirò che sarò ben contento di raccomandarla ai PP. Assunsionisti se ella crede di potersi trovar bene nel loro collegio che ora essendo vuoto le potrà offrire più comoda ospitalità.
            Intanto informo della cosa anche Mons. Vescovo Theelen. Per ciò che concerne l’avvenire so che mons. Theelen è molto ben disposto a trovarle un soggiorno dove ella potrà vivere e godere della sua pace, mettendola a servizio della Chiesa secondo le condizioni della salute e facendo un poco di bene alle anime senza che ella debba esserne troppo gravato. Naturalmente il progetto che credo buono converrà sottoporlo alla Sacra Congregazione. Per ciò ci vorrà ancora tempo e pazienza. Ella ammira nella successione dei fatti, benché questa successione vada così lenta, lo sviluppo della saggezza congiunta alla bontà della Santa Sede. Ripensando alle sue dolorose vicende passate, ai lunghi anni di solitudine e di lotta interiore, immagino che ella non possa che consolarsi del presente, ché è prenunzio di un avvenire anche più tranquillo.
            A Endje intanto anche se l’esercizio del suo ministero non è completo, ella però ha buona occasione di fare del bene secondo lo spirito sacerdotale, edificando le anime pie con la bontà della sua condotta, con la devozione nel celebrare i divini misteri, col buon esempio di una vita tutta spirituale e soprannaturale, nutrita di sante e dilettevoli letture. Io vagheggio sempre che ella possa per l’avvenire continuare in quella forma di apostolato – cioè pubblicazione di opere spirituali o apologetiche o di amena lettura, ma edificanti ed istruttive – che furono l’esercizio dei suoi primi anni di sacerdozio.
            La letteratura Bulgara è ancora troppo giovane e per di più non fu curata sin qui dai cattolici. Di qui si spiega come siano rari i libri di pietà e di cultura religiosa scritti in buon Bulgaro. Si potrebbero tradurre ed adattare alla mentalità del paese tante magnifiche produzioni del pensiero e del sentimento cattolico di cui sono ricchissime le letterature occidentali, sopratutto la Francese. Libri spirituale, romanzi, drammi, canti ecc. oh! quanta impressione, quanta commozione potrebbero suscitare anche sulle anime Bulgare che trovai così rette, così pronte alla visione della verità quando questa venga loro mostrata con bontà e con calma.
            Vorrei che uno dei frutti di questa Visita Apostolica fosse uno sviluppo ampio della Buona Stampa in Bulgaria: stampa in cui non ci siano attacchi imprudenti ed ineducati agli Ortodossi, ma nobili e serene difese, e sopratutto diffusione semplice ed amabile della verità in ogni ordine della scienza ecclesiastica cattolica. E’ nella cooperazione a questo apostolato, secondo le possibilità della sua salute fisica che io attendo di veder lei, mio caro don Carlo, occupato a suo tempo. Non le rincresca perciò prepararcisi già sino da ora, in un completo oblio di ciò che contristò la sua vita sin qui, in una immersione completa del suo spirito nel soprannaturale dove gli apostoli del bene trovarono il loro nutrimento.
            Come vede, quando incomincio a scrivere a lei, mi permetto sempre di abbondare un poco nella manifestazione delle mie speranze e dei miei buoni desideri di vedere giorno per giorno tutto procedere per il maggior incremento del cattolicismo in Bulgaria. Non posso vedere che sotto questa luce del cattolicismo il progresso e la vita di questo paese.
            Attendo ora una sua risposta in cui mi informi dei suoi divisamenti quanto alla cura di Varna disposto ad aiutarla secondo i limiti della mia possibilità.
            Intanto di nuovo e sempre la benedico di gran cuore
aff.mo nel Signore 
+ Angelo Gius. Roncalli 
arciv. d’Areopoli  V. A.

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Sofia, 3 gennaio 1930

Caro don Carlo.
La ringrazio di buon cuore dei suoi graditi auguri tanto di Natale, come di Capodanno.
Spero di farle arrivare in questi giorni un piccolo regalo che le sarà nuova prova della affezzione nel Signore con cui seguo gli interessi della sua anima e della sua vita sacerdotale.
Ella si trova in condizione di raccoglimento spirituale così da poter più facilmente senza distrazioni seguire gli impulsi della grazia che certo, se la si seconda, può ascensiones disponere in corde, ma che è insieme dono così prezioso e delicato da abbisognare di molta custodia da parte nostra e di molta preghiera a misura che gli anni crescono e si avvicina anche per noi il giorno del Signore che ci ha preparato il premio delle opere buone compiute.
Io pensavo a queste cose riflettendo ai miei anni che crescono e al nuovo periodo in cui anch'io sono entrato della mia vita sacerdotale. I primi venticinque sono passati, grazie a Dio, abbastanza bene. Che sarà di quelli che seguono? Caro don Carlo, mi raccomando alle sue preghiere.
Ricambio gli auguri e benedico
+ A. G. Roncalli

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DELEGATIO APOSTOLICA
Istanbul, 18 gennaio 1944

Ricambio sempre di cuore il migliori auguri al carissimo don Carlo Raef, il solitario di Ternovo.
Gli anni della storia passano: e la situazione del mondo nel senso della civilizzazione cristiana non migliora. A noi il contribuire a raddrizzarla un poco col merito della nostra preghiera sacerdotale e dei nostri sacrifici, che spesso sfuggono alla comune attenzione. Deus intuetur corda.
In questi giorni seguo con angoscia il martirio della Bulgaria, e mi preparo a subire altrettanto qui di pene se in questi mesi l'angelo della pace non si presenta all'orizzonte. Noi continuiamo a pregare ed a lavorare in esercizio di carità.
Di cuore la benedico. augurandole sempre ogni più intima consolazione.
Affezzionatissimo
+ Angelo Giuseppe Roncalli

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NUOVA LUCE SULLA ATTIVITÀ DI MONS. RONCALLI IN BULGARIA

23.02.2001 - Roma

Nel corso dell’estate passata, l’archimandrita bulgaro mons. Giorgio Eldarov si rese conto dell’esistenza, negli archivi dello Stato bulgaro, di circa 80 lettere di Roncalli finora sconosciute, inviate nel corso della sua permanenza in Bulgaria come visitatore e delegato apostolico fra il 1925 e il 1934, al Vescovo di Russe, il passionista olandese Theelen. Ottenute le copie, Mons. Eldarov le ha consegnate al Prof. Alberto Melloni, docente della Terza Università di Roma e membro della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII di Bologna, attento conoscitore della vita di Papa Roncalli e curatore dell’edizione critica del Giornale dell’anima. La Signora Krassimira Kemalova. del nostro Programma Bulgaro, ha quindi interrogato il Prof. Melloni sull’importanza e il significato del nuovo ritrovamento.

R. – E’ un carteggio che ci mostra un lato dell’attività di Roncalli in quell’epoca – prima come visitatore e poi come delegato apostolico in Bulgaria – interessante e cioè il suo rapporto con un vescovo ordinario e ci mostra le opinioni e il modo in cui Roncalli consiglia e dà suggerimenti sul governo pastorale di una diocesi. Sono lettere molto interessanti proprio perché durante la permanenza di Roncalli in Bulgaria nella diocesi di Mons. Theelen capitano varie cose, come avvenire in tutte le diocesi, e quindi difficoltà di carattere politico, difficoltà di carattere pastorale. Vengono evidenziati già allora in questo giovane vescovo italiano di 44 anni alcuni tratti, che poi tutto il mondo riconoscerà nel momento del suo governo pontificale dal ’58 al ’63, individuabili soprattutto in due aspetti: da un lato una fiducia nello strumento sinodale e conciliare come modo per risolvere i problemi della Chiesa – Roncalli in Bulgaria scrive a Theelen che vorrebbe fare un consiglio provinciale dei vescovi sia di rito orientale che latino per cercare di pacificare una situazione piuttosto tesa. Il secondo aspetto, molto riconoscibile del suo tratto, è la bontà Ci sono varie questioni critiche della diocesi che riguardano la condizione di alcuni sacerdoti ridotti allo stato laicale o problemi del governo pastorale. Il suggerimento di Roncalli al riguardo è quello di preferire in primo luogo la bontà. C’è una frase tipicamente sua a questo riguardo che scrive a Mons. Theelen: “Quando il do l’obbedienza, per prima cosa mi metto dalla parte di chi deve obbedire”. Questo è esattamente un buon criterio del governo pastorale della tradizione cattolica e qualcosa di cui egli stesso darà prova nel suo governo pontificale, quando ancora questa attenzione e delicatezza diventerà non un modo per addolcire la disciplina, ma un modo per applicarla coerentemente col principio della misericordia evangelica.

D. - Roncalli ha certamente dato molto alla Bulgaria, ma avrà anche imparato qualcosa…

R. – Ha imparato moltissimo e soprattutto ha imparato cose che non sapeva esattamente a cosa gli sarebbero servite. A differenza, infatti, di altri ecclesiastici che raggiungono il pontificato, Mons. Roncalli non fa una carriera che lasci presupporre per lui grandi successi. Il fatto stesso di passare così tanto tempo in Bulgaria dà l’impressione che sia destinato ad una carriera piuttosto marginale nella Chiesa. Tra il ’25 e il ’34, Papa Roncalli si trova davanti a questioni che saranno poi decisive negli anni Sessanta e che forse lo sono tuttora. Una questione riguarda l’unità della Chiesa cattolica. La Chiesa cattolica in questo momento in Bulgaria risente di molte tensioni legate alla presenza di missionari e congregazioni non sempre in rapporto pacifico ed armonico tra loro; risente della tensione fra cattolici di rito latino e la piccola comunità di rito orientale e in questo Roncalli cerca di dare una testimonianza, con la sua presenza e con la sua persona, del valore della misericordia, dello scambio e del perdono fra tutti. E questo in qualche modo avrà un grande peso nel successivo servizio pontificale, perché rappresenterò non una cosa che deve inventare, ma una cosa che ha egli stesso sperimentato. L’altra esperienza importante sarà quella della presenza di una Chiesa ortodossa: una piccola autocefalia, con una storia alle spalle piuttosto breve; un’autocefalia sulla quale, sbagliando clamorosamente, la Santa Sede sperava di poter attivare un disegno unionista addirittura attraverso la Corona, che non andrà mai un porto. Roncalli impara a trattare con cristiani di altra confessione e a guardare a loro con rispetto. Ci sono due espressioni e piccoli episodi che forse possono dire qualcosa su questo: uno è nelle lettere scambiate con Mons. Theelen, nelle quali Roncalli fa alcune considerazioni su una polemica scoppiata fra sinodo ortodosso ed un organo di stampa cattolico di Sofia e raccomanda di avere molta attenzione e delicatezza verso quelli che chiama “fratelli avversari”, espressione, questa, che non era affatto comune in questo momento. Un altro episodio di questo genere, molto interessante, riguarda invece la richiesta che un giovane ortodosso gli fa per poter venire a Roma a studiare al Pontificio Istituto Orientale offrendo al vescovo Roncalli di farsi cattolico per ringraziare del favore che gli chiede; e Roncalli non solo non lo fa venire a Roma, ma lo sconsiglia di diventare cattolico, dicendogli che i cattolici e gli ortodossi non sono nemici, ma fratelli…

D. – Ecumenismo…

R. – Sì, questa è l’anticipazione di un ecumenismo che ancora non ha un nome, Roncalli non utilizza questa espressione, ma rappresenta semplicemente il tentativo di vivere l’esperienza della propria confessione religiosa con fedeltà alla propria tradizione, ma anche nel rispetto pieno del principio della carità e dell’amore del prossimo.

D. – Professor Melloni, in occasione dello studio di questi documenti Lei ha compiuto una visita in Bulgaria. Possiamo chiederLe che impressione che ha ricevuto incontrando la Chiesa cattolica in Bulgaria, e si può parlare di eventuali rapporti con la Chiesa ortodossa oggi o no?

R. – C’è una cosa che mi ha molto colpito della situazione bulgara ed è quella di una certa analogia fra la situazione della Chiesa ortodossa la situazione della Chiesa cattolica, entrambe attraversate da tensioni piuttosto forti e nel caso ortodosso anche da una divisione molto dolorosa, nella quale chiaramente si sente l’effetto di un lungo periodo di sofferenza e di persecuzione, che paradossalmente ha lasciato delle diffidenze tra fratelli. Diffidenze fra chi ha vissuto questi anni vivendo nella propria carne la costrizione e la persecuzione e chi invece ha cercato in questi stessi anni di conservare le strutture e le cose e le istituzioni delle due Chiese. Mi sembra che questa sia una sfida che riguarda moltissimi Paesi dell’Europa orientale, che escono dalla stagione della dominazione sovietica e comunista e nella quale c’è una sfida per tutti: da un lato quello che credo oggi si chiede a chi ha sofferto per amore di Cristo è uno sforzo superiore, in martirio superiore, forse che è quello del perdono; dall’altro, in sforzo non minore è chiesto a chi ha tenuto viva l’istituzione ecclesiastica, cercando di farla sopravvivere nel mondo che era plausibile per quegli anni di paura e di difficoltà ed è quello di saper riconoscere con franchezza le colpe e gli errori che possono essere stati commessi. Questo, in fondo, mi sembra una cosa importante anche dopo la celebrazione del mea culpa papale dello scorso anno giubilare. Oggi vediamo più che mai che nella vita della Chiesa il riconoscimento dell’errore e dei limiti non può essere fatto per denigrarsi fra fratelli, ma per scoprire che davvero il tesoro del Vangelo è portato da tutti in vasi di creta e nessuno ha un vaso migliore dell’altro e che il contenuto del Vangelo è sempre il perdono per tutti”.

Fonte: Radio Vaticana

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