8 dicembre 2018

Costruire ponti, connettendo i luoghi della Memoria

Alcuni volti degli studenti torturati ed uccisi a Pitesti (Romania)
Nei giorni scorsi ho avuto l'onore [1] e l'onere [2] di rappresentare la Bulgaria (io, povero curato di campagna straniero...) ad un incontro internazionale presso l'università di Bucarest, a cui hanno partecipato rappresentanti di Musei e Luoghi della Memoria di Portogallo, Spagna, Gran Bretagna, Croazia, Russia, Germania, Grecia, Georgia, Kazahistan e Romania.
Essendo e sentendomi l'ultimo arrivato, tra persone ben più competenti ed esperte, con il mio inglese balbettante ed arrugginito dai tempi del liceo, ho dovuto ammettere con un po' di vergogna che la Bulgaria è un po' in ritardo nel campo della memoria delle vittime dei totalitarismi.
In Bulgaria esiste un museo per tutto (per il vino e per il miele, per le locomotive ed i tappeti, per la birra e per l'asino, per l'arte socialista e per il dittatore comunista...), ma non esiste nessun museo nè per le vittime del nazismo, nè per quelle del comunismo. E i ben circa 50 campi di concentramento esistiti nel XX secolo... sono totalmente sepolti e spariti dalla faccia della terra.
Ovviamente non son problemi miei, ma della Bulgaria e del popolo bulgaro.
Comunque, ho provato a raccontare quello che abbiamo provato a fare qui a Belene, io e centinaia di altri amici, dall'8 settembre 2012 al 31 gennaio 2017: cioè trasformare Belene in un luogo della memoria, in stile europeo [3].

1 dicembre 2018

A che gioco giochiamo? La partita della Memoria di Belene.

Ho la fortuna di conoscere padre Paolo Cortesi da almeno una quarantina d'anni,
e non so se qualcuno lo conosce così bene come me.
Qualcuno non ci crederebbe di sicuro, ma lui di sicuro è un tipo timido, riservato, introverso. Un bel tipo. Dagli zero ai 10 anni lo chiamavano la statuina di cera: non parlava quasi mai, stava sulle sue, faceva quello che gli dicevano. Ed è ancora così. Non ama certo parlare di se stesso, e se potesse starsene come un buon Cincinnato a curare il giardino e ad allevare maiali, lo farebbe con enorme passione. Così come cerca di fare ogni cosa con enorme passione. Non a caso è un passionista appassionato... Comunque, torniamo indietro un attimo.

Poi, in quagli anni, cioè gli anni 80, anni di Papi polacchi e di Madri Terese e di muri crollanti, gli hanno detto: "Devi vincere la tua timidezza!", bisogna combattere per qualche causa, si deve compiere una missione, la partita della vita si deve giocare.
Per combattere... ci vuole addestramento.
Per compiere una missione... ci vuole preparazione.
Per giocare una partita... ci vuole allenamento.
(Il sugo comunque è questo, anche se lo condivano con la più neutra perifrasi Formazione Iniziale).
Aldilà delle metafore belliche (fuori di moda), delle metafore avventuriere (lasciamole a Sandokan ed Indiana Jones...), penso che quella sportiva o calcistica sia comunque più adatta ad inquadrare il tipo.

24 novembre 2018

"Viva Cristo Re!". Il canto del cigno dei martiri.

Beato Michele Agostino Pro Juárez
Sacerdote gesuita, martire messicano
Le ultime parole di una persona, prima di morire, hanno sempre un peso ed un valore molto particolari, preziosi. Sono di solito il "canto del cigno" di una vita, e nell'ultimo prezioso sospiro condensano il senso ed il valore di una vita intera.
Occupandomi molto di martiri del XX secolo, ho notato una espressione molto ricorrente nel canto del cigno di questi uomini e donne innocenti, espressione che risuona in Spagna, in Messico, in Albania, in Romania, fin nelle lande deserte dei Gulag Siberiani:
"VIVA CRISTO RE!".
E allora penso che abbia colto nel segno il buon vecchio Platone.
- Gli uomini mentono anche sui cigni e sostengono che essi, prima di morire, cantino per il dolore.
- Ma nessun altro uccello se ha fame, freddo o altro inconveniente esprime col canto la sua sofferenza.
- I cigni, sacri ad Apollo, al termine dei loro giorni, prevedendo il bene che troveranno nel ricongiungersi al loro dio, si rallegrano. Allo stesso modo Socrate, compagno di servitù dei cigni e non meno di essi indovino, gioisce. Egli è certo che, nel momento in cui la sua anima si sarà liberata dalle catene del corpo, potrà finalmente ritornare alla vera luce.
(Libera interpretazione da: PlatoneFedone 85 a-b[3])

A questi uomini e donne, un attimo prima di morire, è stato dato in dono dal Cielo di contemplare (come il buon vecchio giovane diacono Stefano a Gerusalemme) il volto dell'amato Vincitore, il Signore Gesù.
Per cui... viva Cristo Re, e viva i martiri!

I militi ignoti della fede. Viva Cristo re! Viva l'Albania

Vengo a visitare la Bulgaria. Il paese delle (poche) rose (e delle tante spine)

Se un bulgaro invita una qualsiasi persona, comune mortale o Capo di Stato che sia, dai confini del mondo o solo da uno stato confinante,  a passare un paio di giorni in Bulgaria, cosa succede di solito?
Se è stato invitato (perchè senza invito può rischiare di trovare le frontiere chiuse...), succede che viene accolto con una "pitka i sharena sol" da una fanciulla arcobalen vestita all'aereoporto di Sofia (possibilmente al Terminal 2, quello nuovo), e poi viene accompagnato a vedere il Paese delle Rose, ovvero quelle poche rose che restan fiorite tutto l'anno:
una passeggiata sul pavè giallo del centro, qualche selfie davanti al Palazzo Reale e alla Cattedrale di Alessandro Nevski, un salutino al Palazzo Presidenziale col cambio di guardia, poi un pranzetto in qualche ristorantino tipico, e poi quattro passi sul Boulevard Vitosha, traboccante di giovani e coronato dalle tipiche vetrine molto locali di Prada, Benetton,, H&M e Dolce e Gabbana, ovviamente anche McDonald's.
Se poi c'è un giorno in più, perchè no? O un salto al Monastero di Rila oppure, possibilmente in maggio, un passaggio nella Valle delle Rose, fino a Plovdiv e dintorni, lodando le fiorenti zone industriali e le strade scoppiettanti di bambini e giovani.
Il tutto condito con "quanto siamo belli, unici e bravi" e "quanto siamo progrediti e sviluppati".
Per poi tornare al Terminal 2, e arrivederci, Rose della Bulgaria.

20 novembre 2018

Zanzare, vespe, serpenti e.. un... due... tre... Mosca.

Il Signore delle Mosche non è solo il titolo del celebre romanzo del Premio Nobel 1983, William Golding (interessante, per altro, pensando a Belene: ambientato in un isola...).
Signore delle Mosche, o Beelzebub, è anche uno dei tanti "titoli" del diavolo o del demonio.
Ed è molto curioso che Mosca (l'attuale capitale della Federazione Russa) è stata, ed ancora è, nell'immaginario dei popoli dell'Est Europa, la città simbolica del Potere Comunista.
E questa Mosca, la Mosca capitale della rivoluzione e della dittatura del proletariato, è svolazzata da molte parti, posandosi anche qui a Belene.

Il 27 aprile 1949, ispirati da Mosca e dai Signori di Mosca, i diavoletti rossi bulgari ebbero la brillante idea e decisone di "aprire" sulle isole di Belene le "porte dell'inferno", creando il più grande e duraturo campo di concentramento della Repubblica Popolare di Bulgaria. Un inferno nel paradiso naturale di Belene, dove han versato lacrime e sangue decine di migliaia di innocenti.

NPP Belene. Riflessione spirituale sulla religione nucleare.

Non sono un politico. Non sono un economista. Non sono un ingegnere nucleare.
Sono solo un povero curato di campagna, pastore in cura d'anime.
Non è colpa mia se mi hanno affidato la parrocchia di Belene.
E come pastore di questo gregge, non posso non parlare, e qualche volta lo faccio, del bubbone spirituale nucleare che da quarant'anni condiziona gli spiriti e le anime degli abitanti di Belene.
Perchè questa fantomatica Centrale Atomica di Belene è diventata ormai una Religione, ed il Dio "Reattore Nucleare che porterà salvezza e prosperità a tutta la Nazione", con i suoi dogmi ed i suoi sacerdoti e profeti, condiziona non poco i poveri cristi dei dintorni.

Il cantiere della Centrale Atomica di Belene, aperto nel 1981. Sono evidenti i frutti di quarant'anni di lavoro. Nessuno sa quanti soldi ha inghiottito questo mostro; si parla finora di circa tre - quattro MILIARDI di Euro...

11 novembre 2018

Poca brigata, vita beata. Festa del beato Eugenio Bossilkov a Belene.

10.30. Padre Paolo e la Reliquia in uscita...
A cosa pensavo questa mattina alle 10.30, mentre da solo, col mio bell'abito passionista, con una stola rossa e una goccia di sangue in mano percorrevo il viale Eugenio Bossilkov di Belene?
A tante cose...
Alla solitudine, innanzitutto. Un pochino alla mia, di bergamasco catapultato in queste lande straniere, di missionario alla fin fine solo su certi sentieri, abbastanza incompreso e tormentato da zanzare maligne.
Ma soprattutto alla solitudine di questo ragazzo di Belene, Vincenzo diventato Eugenio, imprigionato nelle umide celle del carcere di Sofia. Solo. Per notti e giorni e settimane. Una solitudine devastante, altro che feste, ingressi, solennità. Solo e nudo, senza niente e nessuno con te.
E da qui alla solitudine del Getsemani, a quelle lacrime di sangue, al lacerante consegnarsi alla volotà del Padre e non alla propria.
Non è piacevole percorrere la via della Croce, ma è una via che va percorsa, se desideriamo davvero... desideriamo cosa? La gloria? Sì, la gloria, ma la gloria del Padre. Ad majorem Dei gloria!

Piazza San Giovanni Paolo II
La Comunità Cattolica di Belene ringrazia papa San Giovanni Paolo II per aver beatificato Eugenio Bossilkov

Di come il mondo monda il mondo immondo.

Un bambino olandese gioca con la croce pettorale di Eugenio
Chi mi conosce sa che mi piace giocare con le parole, come i poeti e i romanzieri giocolieri giocano lasciandoci le loro stupende opere, e come ci han giocato i parolai Marx ed Engels, giocandoci tutti col creare il paroloso e verboso sistema comunista socialista, e come arzilli oratori di nome Adolf e Benito, che con i loro giochi di parole e di prestigio han infatuato masse analfabete e pappagallesche.
Oggi, sentendo cantare durante la processione: "Beati i puri di cuore", mi ritornavano alla mente queste parole di san Paolo a Tito:
«Omnia munda mundis;
coinquinatis autem et infidelibus nihil mundum,
sed inquinatae sunt eorum et mens et conscientia.»
Quando le coscienze e le menti sono inquinate, e le persone son corrotte e senza fede, niente è puro, genuino, semplice, vero. Ma tutto diventa immondo, rovinato, marcescente, illusione, trucco.

Undici novembre 1952. Ecce homo!

L'ultima foto di Eugenio, quella segnaletica dell'arresto.
Non lo so perchè, ma oggi, in questa domenica, mi sento in vena di ringraziare.
Di ringraziare quei politicanti e politici di stampo pilatesco e sommosacerdotesco, che in barba a tutte le leggi del buon senso e della ragione, nel 1952 di nuovo dissero, lavandosene bene le mani (nessun comunista in Bulgaria è mai stato condannato per 40 anni di crimini...):
ECCE HOMO!
Un semplice uomo. Non un Dio dell'Olimpo, neppure un più moderno Super Eroe. Non un Re, un Capo, un Leader, un Segretario di Partito, un Procuratore, un Ufficiale, un Quadro, un Vescovo, un Sommo Sacerdote, ma semplicemente un UOMO.
Il suo nome, neppure quello altisonante, perchè nomen omen, è un semplice Eugenio, bene nato forse, ma morto maluccio.
Ecco un uomo, di nome Eugenio, messo al muro e fucilato alle 23.30 dell'11 novembre 1952.
Mica era cattivo, anzi, un brav'uomo. Come quell'Altro Uomo. Un uomo, innocente.
Grazie, grazie mille, grazie davvero tanto. Perchè ci avete detto che quello è un UOMO, mentre voi solo viscide sanguisughe di potere, soldi e corruzione. Quello è un UOMO, voi solo meschini ingranaggi di meccanismi di potere. Lui UOMO, voi disumane bestioline, cimici puzzolenti di fetenti sistemi  disumanizzanti.

10 novembre 2018

Dieci novembre. Sic transit gloria mundi, Tato.

Quando ero piccolo collezionavo come molti le famose figurine Panini, quelle dei calciatori. Mi pare che esistano ancora, anche se nel nuovo mondo digitale i volti impressi volano via coi loro pixels alla velocità dei tetrabite...
Ogni regime, ogni sistema totalitario, si è nutrito coi volti, scolpiti, stampati, osannati, sventolati... e se qualcuno inventasse un album delle figurine di questi figuri, ci sarebbero tante caselle da riempire... giocatori di squadre dai nomi sgargianti, squadroni di morte, distruzione e violenza, per i quali da tempo è fischiato il 90° minuto, e pure son passati i supplementari.
Partite ormai storiche, finite con lo stesso verdetto: AVETE PERSO!
A cominciare dai baffuti Stalin Giuseppe e Hitler Adolfo e Lenin Vladimiro. Chi non li riconoscerebbe tra le tante figurine sparse sul tavolo? Volti indimenticabili, icone ingiallite di imperi sbiaditi... giocatori scadenti e scaduti, usciti di scena con vergogna e con la coda tra le gambe.
Altrettanto noti i loro contemporanei Mussolini Benito, Franco Francisco, Tito, Ceausescu... un po' meno noti i loro gregari Goebbels, Ciano, Molotov, Honecker , Jaruselski, Pavelic, Rakosi, Hoxha, Karadzic... per restare in Europa.
Peccato che il tempo favorisce la dimenticanza, ma per favore: collezionate queste facce, non dimenticatele, casomai (speriamo mai, ma non si sa mai!) si facessero vivi in giro.
Se vi avanza un posto, incollate anche questa figurina, del perdente giocatore Zhivkov Teodoro, anche se il suo volto è sconosciuto agli italiani.
Proprio come oggi, il 10 novembre, veniva deposto dai suoi stessi compagni.
Sic transit gloria mundi, Tato.

Zhivkov Todor (1911-1988), dittatore comunista della Bulgaria dal 1954 al 1989.
Deposto dai suoi stessi compagni il 10 novembre 1989.