31 dicembre 2017

Ero straniero, e mi avete accolto. Nudo, e mi avete vestito.


Il nostro Presepio 2017: la barca di Cristo sbarcata sulla sponda del nostro Danubio
L'anno che salutiamo, e mettiamo nel cassetto dei ricordi,
è stato davvero un anno interessante e vivace per la nostra Comunità Cristiana di Belene,
sconquassata ed ancora leggermente frastornata dal ciclone
che ci ha colpito per aver vissuto e tentato di realizzare
il semplicissimo e normalissimo gesto di carità, misericordia e solidarietà,
una piccola famiglia siriana (papà, mamma e due figli),
secondo le indicazioni del Papa e del Magistero, rispettando tutte le leggi dello Stato.
Una famiglia di profughi, di semplici uomini e donne in cerca di pace.

Ma come in tutti i cicloni, noi siamo sempre stati nell'occhio del ciclone,
con tanta pace nel cuore, e tanta fede e speranza nel Signore,
e al termine di quest'anno lodiamo e ringraziamo il Signore
facendo nostre le parole dei giovani che a loro tempo furono salvati dalla fornace ardente:

"Benedite, pii e umili di cuore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli,
perché ci ha liberati dagl'inferi, e salvati dalla mano della morte,
ci ha scampati di mezzo alla fiamma ardente, ci ha liberati dal fuoco.
Lodate il Signore, perché egli è buono, perché la sua grazia dura sempre.
Benedite, fedeli tutti, il Dio degli dèi, lodatelo e celebratelo, perché la sua grazia dura sempre".

Guidati da questa speranza e memori del cammino fatto in quest'anno 2017, 
ell'Avvento e nel Natale appena vissuti abbiamo cercato di continuare
ad essere una comunità missionaria e misericordiosa.

I vestiti raccolti nella prima settimana di Avvento
Sulla riva del del nostro Danubio
è arrivata una barca, e dentro c'è il Signore.
Dentro c'è l'Uomo, che lascia la sua casa,
e sbarca, inatteso, davanti alla mia.
E bussa alla mia porta. E continua a bussare.
E' nudo, fa freddo.
Chiede solo un caloroso abbraccio.

La prima domenica di Avvento abbiamo accolto e baciato la statua di Gesù Bambino,
e per tutta la settimana abbiamo raccolto vestiti per i poveri cristi che bussano alla nostra porta.
Come sempre, è arrivato di tutto... da vestiti nuovi ancora dotati di etichetta fino ad altri molto vissuti, adatti solo a spolverare i banchi...
Alla porta della nostra chiesa si è innalzata una vera e propria collina di indumenti.


I vestiti, lavati e stirati, pronti per essere impacchettati
La seconda domenica di Avvento ognuno di noi ha riempito di vestiti un sacchetto,
e ce li siamo portati a casa per lavarli, stirarli e riempirli di amore.
Solidarietà e carità non vuol dire infatti solo raccogliere e dare un dono materiale, fare una elemosina e arrivederci, magari liberandosi di qualcosa che a me non serve più... ma vuol dire metterci il cuore, il tempo, le energie, "caricare" d'amore il dono materiale. Il bisogno materiale del bisognoso è solo una parte del bisogno: ogni persona ha bisogno di essere accolta, amata, presa in considerazione, essere abbracciata e accarezzata con tenerezza. Il "vestito" della misericordia, copre la nudità, e libera dalla vergogna, dalla disperazione, dalle paure. Ecco perchè desideriamo dare non solo un dono "materiale", ma incarnato in esso il nostro abbraccio.
Gesù Bambino attende i nostri doni...
La terza domenica di Avvento abbiamo riportato i vestiti in chiesa, lavati, stirati, profumati e piegati,
li abbiamo sistemati e raccolti in speciali pacchi regalo (120 scatoloni),
i nostri bambini hanno colorato i biglietti di auguri per accompagnare questi regali, abbiamo scritto su di essi gli indirizzi di famiglie, orfanatrofi, case famiglia, centri per malati psichiatrici, case di riposo per anziani, sparsi in tutta la Bulgaria.

La quarta domenica di Avvento, in mezzo a questi scatoloni, pieni di vestiti profumati dall'olio della carità, abbiamo fatto il nostro presepio, con la Sacra Famiglia nella barca di questa umanità migrante,
circondata dalle stelle brillanti delle opere di misericordia.

Per accostarci a questa umanità,
per entrare in questa grotta di Betlemme,
una porticina, una porta bassa e stretta
come quella della Basilica della Natività di Betlemme.
Una porta dove entrano solo quelli che vogliono,
e che si piegano, si fanno piccoli come bambini.
Nella Notte di Natale tutti i fedeli della Comunità di Belene sono passati attraverso questa porta, hanno adorato e baciato il Figlio di Dio che si è fatto piccolo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.



Le case di Betlemme, quella Notte, erano vuote e chiuse.
"Ero straniero, e non mi avete accolto. Non mi avete vestito. Non mi avete nutrito. Non mi avete visitato"

Ma nella Notte della chiusura e del rifiuto,
la Stella si posa su una grotta, piccola, povera, umile,
e la Luce del mondo nasce in questa grotta accogliente.
Per entrare nella Grotta di Betlemme occorre passare da questa porticina,
alta solo un metro e venti.
Abbassarsi, farsi piccoli, mettersi in ginocchio, inchinarsi.

Appena entri, la Luce, lo splendore luminoso del Suo volto ti avvolge, e nello stupore puoi solo adorare.

Il nostro Dio, partito dal Regno dei Cieli, sbarca con la sua barchetta sulla sponda del nostro Danubio.

Attorno a Lui, per ripararlo dal freddo, i 120 scatoli pieni di profumati vestiti,
che la nostra Comunità ha preparato per donare a poveri cristi.

Su ogni pacco regalo, il colorato biglietto di auguri preparato dai nostri bambini

E nella Notte anche la casa vuota di Betlemme si apre ad accogliere la barchetta di Cristo...





 
Per scaldare il Bambinello... gli asini, i buoi, le pecore ed i tacchini di Belene hanno dato forfait.
Ma non temete: i due gatti della comunità si son fatti in quattro,
e così i quattro gatti della Comunità ci han pensato loro a scaldare Gesù!
Grazie Kilim (Tappetino) e grazie Kibrit (Cerino)!

14 dicembre 2017

padre Paolo Cortesi “Uomo dell’Anno 2017”

A padre Paolo Cortesi è stato conferito il prestigioso premio “Uomo dell’Anno 2017”, durante le annuali premiazioni svolte dal Comitato di Helsinski bulgaro, a sostegno dei diritti umani e della legalità.  Quest’anno ricorre il decennale di questa premiazione, che si svolge in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti dell’Uomo (10 dicembre).
Il sacerdote cattolico di Belene ha ricevuto la massima onorificenza di quest’anno a motivo della forte testimonianza di genuina misericordia da lui offerta nei primi mesi del 2017, accogliendo una famiglia di rifugiati siriani, dimoranti legalmente in Bulgaria. In seguito a ciò, un gruppetto di abitanti locali ha suscitato proteste, lo stesso padre Cortesi ha iniziato a ricevere minacce ed è stato richiamato in Italia.
“Non siamo riusciti a difendere questa pacifica famiglia siriana. Possa Dio perdonarmi, possa Dio perdonarci”, disse il sacerdote lasciando allora il Paese. Alla fine di settembre di quest’anno egli è stato rimandato in Bulgaria, ed ha dichiarato che spera di rimanere qui a lavorare almeno qualche altro anno.
Padre Cortesi ha anche il grande merito per l’incremento della conoscenza e dello studio del nostro passato totalitario, specialmente nel rendere onore alla memoria delle vittime del regime comunista, attività per la quale nel 2016 è stato insignito con la Medaglia d’Onore del Presidente della Repubblica di Bulgaria.
“Padre Paolo è un beato, perché è stato perseguitato e cacciato a causa della giustizia. Egli ha dato a tutti noi un esempio, su come comportarci con dignità, onore e coraggio quando restiamo soli contro l’ingiustizia”, ha detto il presidente della giuria, Krasimir Kanev, conferendo a Paolo Cortesi il premio “Uomo dell’Anno 2017”.
I premi “Uomo dell’Anno” hanno solo un valore morale, e non comportano nessun compenso finanziario. Ogni cittadino può nominare un’altra persona, un gruppo o una organizzazione. Quest’anno le nominations prese in considerazione dalla giuria sono state 37. Oltre a padre Paolo Cortesi hanno ricevuto onorificenze altre 8 persone.

(fonte: www.bghelsinki.org)

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