7 agosto 2011

Agosto 1781. Destinazione BULGARIA

Nel 1781 non c'era l'I-pad e neppure i tablet, le mails e Skipe. Eppure...
si comunicava lo stesso.
Magari ci voleva qualche ora in più a scivere, a lume di candela, con una penna d'oca sbavante inchiostro su fogli di pergamena pieni di buchi... Magari ci voleva qualche mese di attesa prima di ricevere una lettera, e alcuni mesi per ottenere risposta... Magari qualche lettera andava persa per strada, tra una battaglia e un'epidemia di peste, tra un incendio o un assalto di banditi a mano armata. Eppure... si comunicava lo stesso.
Sono passati "solo" 230 anni dall'agosto del 1781, ma leggendo le lettere dei primi due Missionari Passionisti che in quell'anno e in quel mese attraversavano mezza Europa per recarsi in Bulgaria, beh..., ci si tuffa in una realtà affascinante, quasi un viaggio nel tempo.
Di questo primo mese di viaggio (arriveranno in Bulgaria solo nel mese di aprile 1782), ci sono rimaste tutte le 4 lettere che hanno scritto a p. Gianbattista Gorresio, Generale dei Pasionisti. Finora inedite, le pubblico qui per la prima volta.
Gli originali sono conservati nell'Archivio Generale dei Passionisti (AGCP), presso la Casa Generalizia dei Santi Giovanni e Paolo a Roma.
Ringrazio p. Silvio e p. Jean Baptist per l'accoglienza e la disponibilità.


03/08/1781 – Lettera di p. Francesco Ferreri a p. G. B. Gorresio
[Cinque righe con altra calligrafia, inserite tra l’indirizzo e il testo di Ferreri:]
Lettere di quelli Padri che sono andati alla Missione di Bulgaria
Per la missione di Bolgaria partirono da q[ues]to Ritiro de’ SS. Gio[vanni] e Paolo di Roma la sera dei 28 Luglio 1781 giorno di sabbato a[lle] ore 23, giungono in Ancona la mattina dei 3 di ag[os]to giorno di venerdì, e partirono alli sette dell’istesso mese giorno di martedì.

Al Reverendissimo Padre in Cristo Colendissimo
Reverendo Padre Giovanni Battista di S. Vincenzo Ferreri
Preposito Generale de’ Chierici Scalzi della Passione
Roma SS. Giovanni e Paolo

Reverendissimo Padre in Cristo Colendissimo.

Il Santuario della S. Casa di Loreto
Dopo aver ricevuto per la strada mille finezze da’ Benefattori, finalmente con prospero e felicissimo viaggio siamo arrivati questa mattina circa le sette ore in Ancona, essendosi trattenuto tutto ieri il vetturino in Loreto per far aggiustare il calesse, onde abbiamo avuto tutto il comodo di trattenerci nella Santa Casa.
Questa mattina abbiamo presentato la lettera di Propaganda al Signor Agente il Marchese Benincasa, quale ci accolse con amorevolezza, e fra pochi giorni ci providerà l’imbarco non già per Ragusi (sebbene vi sia l’ocasione questa sera) atteso le difficoltà che gli feci, ne tam poco per Trieste atteso che troppo s’allungherebbe il viaggio, ma bensì per la Dalmazia ove andremo approdare per proseguire poi il camino per l’Ungheria e quindi a nostro destino al qual effetto ci provederà del necessario passaporto. Una difficoltà non piccola è di trovare chi ci voglia far la lettera di cambio per quei paesi colle cedole che abbiamo portato ove che sarebbe stato facile co’ contanti. Già si ha parlato ma… basta spero che anche questo punto si spianerà.
Il Signor Cardinale sta fuori di Ancona in un suo casino; onde siamo andati dal suo segretario il quale già avea ricevuto riguardo a noi gli ordini opportuni da Sua Eccellenza onde dopo aver fatto molte dimostrazioni d’affetto e di stima ci ha messi nella casa degli esercizi in cui ci troviamo al presente in compagnia del Signor Responsabile di questo luogo, e siamo proveduti assai bene di vitto senza minima nostra spesa fino che abbiamo l’opportunità per l’imbarco, del che ne rendiamo viva grazia al Signor Iddio, e poi al Signor Abbate Ghigliardi.
Circa le Messe che ci ha commesse già n’abbiamo celebrate alcune della pensione del Signore Abbate Bianchi, ma le altre del Signor Bertarelli essendo affisse al presente mese Vostra Riverenza le può far celebrare costì, che noi non possiamo comprometterci.
Grazie al Signore stiamo tutti due bene in salute. Questo è quanto m’occorre significarle, pregandola insieme al Padre Giaccomo della Sua benedizione.
Nell’ajuto de’ sue orazioni e di tutti i Religiosi col bacio delle sagre mani resto 
di Vostra Paternità Reverendissima
Devotissimo Affezzionatissimo servo suo
Francesco Maria del Divino Amore
              Ancona 3 Agosto 1781

07/08/1781 – Lettera di p. Giacomo Sperandio a p. G. B. Gorresio

Jesu Christi Passio
Reverendissimo Padre Padrone in Cristo Colendissimo

Suppongo che avrà ricevuta la lettera del P. Francesco Maria inviatali nella Posta passata, in cui Le dava l’avviso del felice viaggio che avevamo fatto da cotesta in questa città; onde per non ripetere l’istesse cose Le dico che in questa mattina prima di mezzo giorno partiremo da questa città, essendosi trovato l’imbarco per la città del Fiume soggetta all’Imperadore, e lontana di qua da 200 miglia, e di lì anderemo verso Ungheria passando sempre per Paesi Cattolici.
In questi giorni, che ci siamo trattenuti in questa città per bontà di questo Eminentissimo Carddinale, al quale fummo raccomandati dal Signor Abbate Ghigniardi, siamo stati nella Casa detta degli Esercizj, dove vi sono due soli sacerdoti Preti, uno Amministratore e l’altro Direttore degli Esercitanti, quando vi sono, e spesati da questo luogo pio, che se ciò fatto non avesse questo Eminentissimo Cardinale, ci conveniva spesarci del nostro, mentre questo Agente di Propaganda ci avrebbe dato altro che la casa dove vanno i giovani quando vengono in Roma nel Coleggio di Propaganda.
Per cambiare le cetole vi è stato da fare non poco, mentre le Lettere di cambio non si sono potute avere; finalmente poi, per le diligenze usate da questo Signore Agente, è riuscito cambiarle parte con zecchini veneziani e parte con talari, moneta dell’Imperadore, ma con qualche nostro discapito; ma Dominus providebit.
Non più mi dilongo; e qui pregandola anche da parte del P. Compagno a voler ringraziare il Signore Abbate Ghigniardi della raccomandatizia fattaci, e a volerci raccomandare e far raccomandare al Signore, domandandole ambedue la paterna benedizione, col baggio delle sagre mani mi professo
Di Vostra Paternità Reverendissima
Indegnissimo figlio
Giacomo delle Santissime Piaghe
Ancona 7 Agosto 1781

Post Scriptum Abbiamo avuto il Passaporto dall’Agente di Francia e dal Console del Gran Turco e vi è stato inserito il nome e cognome che avevamo al secolo.


13/08/1781 – Lettera di p. G. Sperandio a p. G. B. Gorresio
Jesu Christi Passio

Reverendissimo Padre

Doppo di essere stati cinque notti e quattro giorni per mare, siamo finalmente questa mattina sul far del giorno arrivati in questa Città del Fiume e Dominio dell’Imperadore e lontano da Ancona 200 miglia. Siamo stati per mare più di quel che si credeva, a motivo ora della calma de’ venti, ed ora de’ venti contrarj, ma grazie a Dio abbiamo fatto un viaggio felicissimo senza aver passato pericolo alcuno, e siamo stati trattati molto bene da quel Padrone della Barca, quale ci ha somministrato molte cose gratis. L’imbarco ci è costato mezzo zecchino per ciascuno.

La città di Fiume nel 1700.
In alto a destra, il Santuario mariano di Tersatto.
Questa sera si è trovato l’imbarco per Segni per dove partiremo, e vi sono 40 miglia; di poi anderemo per terra a Carlistatd, e vi vogliono tre giornate. Ivi principia il Danubio, quale arriva fino a Burgheria; avevamo pensato per fare il cammino più presto, con più comodo e con minor spesa, di imbarcarci in detto luogo sino a Burgheria, ma qui a Fiume essendoci stato detto che l’andare adesso per il Danubio è lo stesso che porsi in seppoltura, per essere detto fiume aria pessima, abbiamo mutato pensiero, onde proseguiremo il viaggio verso Ungheria. Non tralasciaremo però di mano in mano andar prendendo le notizie necessarie, e riguardo queste ci regoleremo.
E’ stata providenza che non siamo andati in Ragusi, perché abbiam saputo qui in Fiume che vi è la quarantina. Non ho altro per ora che dirle, e raccomandandomi alle orazioni di tutti, e babbiandole le sagre mani, il medesimo facendo il Padre Compagno, mi do l’onore di dirmi
Indegnissimo figlio
Giacomo delle Santissime Piaghe
Fiume 13 Agosto 1781

25/08/1781 – Lettera di p. G. Sperandio a p. G. B. Gorresio

Jesu Christi Passio
Reverendissimo Padre

Suppongo che a quest’ora avrà ricevuta una mia scritta dalla Città del Fiume, in cui le davo ragguaglio del felice arrivo che fatto avevamo in d[ett]a città. Il giorno poi susseguente partimmo per mare verso la città di Segna. La Vigilia a sera dell’Assunta si convenne fermarsi in un villaggio a motivo d[el]la bonaccia, dove giunti non fu possibile trovare neppure un tozzo di pane, ma finalm[en]te dopo che erano 24 ore passate ci chiamò quel cappellano al q[ua]le p[ri]ma avevamo fatto la visita, ma senza aver una accoglienza, e ci diede da cenare e da dormire; la mattina susseg[uen]te giorno dell’Assunta di buon ora celebrammo, per di poi partire verso Segna, ma il Padrone della Barca ci disse che non si poteva partire per essere il vento contrario.
Ci dispiacque ciò grandem[en]te, perché non avevamo né da mangiare né da bere, ed il cappellano era di già partito per una festa che si faceva un miglio distante dai PP[adri] Paolini, o siano monaci di San Paolo Primo Eremita[1]; onde ci portassimo là ancora noi, e presentatici a quel Padre Priore ci accolse amorevolm[ent]e, onde quando credevamo di digiunare anche il giorno dell’Assunta, ci trovammo in un gran banchetto, mentre furono portate a tavola 18 o 20 pietanze, e da moltiplicare, cioè una di manzo, e l’altra di polli; onde ne ringraziammo grandem[en]te il Signore. La sera poi passate le 24 ore partimmo in barca per Segna, dove arrivammo la mattina p[ri]ma di pranzo, e ci portammo tosto per dir la messa ai Padri Francescani, cioè a quelli di San Francesco a Ripa, o siano del Zeppo[2].

Karlstadt (l'attuale Karlovac in Croazia)
Quei buoni religiosi ci accolsero con tutta carità ed amorevolezza, e ci fecero dimostrazioni tali, che se fossimo stati del loro ordine non so se ci avessero fatte tante finezze. Ci convenne ivi dimorare 4 giorni e mezzo, non essendo stato possibile d’aver potuto trovare neppure un somarello per portare il bagaglio; finalmente il Paroco di q[ue]sta città, stato Alunno in Propaganda Fide, ci trovò uno scismatico, di cui sono piene queste parti, ma persona fidata, e con un cavallo siam partiti verso Caldistat, gran città di presidio dell’Imperadore; e dopo 4 giorni e mezzo, due di tempi buoni, e due di pioggia, siamo finalmente giunti ed ivi al presente ci troviamo. Ancora quivi siamo stati accolti dai Padri Francescani del Zeppo, con tutta carità ed amorevolezza. Siamo andati questa mattina dal Generale Comandante, e dopo averci fatte varie interrogazioni finalmente ci ha fatto il Passaporto per tuto lo Stato dell’Imperadore.
Sono più di dieci giorni che ci troviamo in luoghi dove la gente non capisce noi, e noi non intendiamo loro, mentre da per tutto si parla in lingua Illirica, sebbene la pronunzia sia diversa e con q[ue]sta med[esim]a lingua si parla per la Schiavonia, per dove dobiamo andare dopo che saremo usciti dalla Croazia, dove al presente ci ritroviamo; e con questa medesima lingua si parla in Burgaria, sebbene vi siano de’ termini corrotti; ma se sapessimo la lingua Illirica, in meno di 20 giorni impararessimo il parlar Burgaro. Fino ad ora abbiamo trovato però sempre chi parla in lingua Latina, e con questa ci andiamo ajutando.
Oggi dovevamo partire e imbarcarci per il fiume, giacchè, come ci vien detto, non vi è pericolo alcuno dell’aria cattiva, come le scrisse in un’altra mia; ma q[ua]ndo sono andato al Porto con il Predicatore di q[ue]sto convento, la Barca era di già partita. Non ci è molto dispiaciuto, perché di poi abbiamo saputo che il Padrone era scismatico. Staremo aspettando ancora un altro paro di giorni, e qualora non si trovi occasione per acqua, andaremo per terra.
Ambedue grazie a Dio stiamo bene, il med[esim]o sperando che sia della Paternità Vostra Reverendissima e di tutti cotesti religiosi, alle orazioni de’ quali ci raccomandiamo. Non altro per ora psosso notificarle, e qui bacciandole le sagre mani e domandandole la paterna benedizione, anche da parte del Padre Compagno, mi do l’onore di protestarmi
di Vostra Paternità Reverendissima
Caldistat 25 agosto 1781.
Ci farà il favore di salutarci li Signori Abbate Ghigniardi, Antonio Frattini, Antonio Magiali.
Indegnissimo figlio
Giacomo delle Santissime Piaghe



[1] L'Ordine di San Paolo Primo Eremita (O.S.P.P.E.) fu nel XIII secolo in Ungheria dal beato Eusebio, canonico di Esztergom, che organizzò la prima comunità di Paolini, raccogliendo gli eremiti che vivevano nelle foreste dell'Ungheria e della Croazia. La loro vita monastica si modellò sulla regola di sant'Agostino. Il nome deriva dal proprio patrono San Paolo di Tebe, monaco del III secolo, detto "primo eremita".
[2] Allude all’omonima chiesa di Roma, servita allora dai Frati Minori Riformati (O.F.M. Ref.), o "del Ceppo. Erano una delle maggiori famiglie francescane e nel 1897 verranno uniti, insieme a osservanti, recolletti e alcantarini, nell'Ordine dei Frati Minori.

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