27 aprile 2018

27 aprile 1949. Belene, cuore d'Europa.

Quando si pensa e di parla di Europa, si pensano e si dicono tante cose, chi più ne ha, più ne metta.
A me piace sempre pensare all'Europa come ad una casa, una casa più ampia dei confini geo-politici dell'Unione Europea, la casa dei popoli europei (che fino a poco tempo fa erano ancora abbastanza omogenei e ben definiti): Italiani, Inglesi, Francesi, Tedeschi, Olandesi, Spagnoli, Portoghesi, Croati, Serbi, Sloveni, Bosniaci, Bulgari. Greci, Romeni, Ucraini, Russi, Norvegesi, Finlandesi, etc, etc... Popoli tra cui ora arrivano altri popoli, come in antico, per metter su casa. L'Europa, una casa per i popoli. Un arcobaleno di popoli, lingue, fedi, idee, etc. etc.
Una casa viva, sempre in ristrutturazione, con le sue gioie e fatiche, con le sue ricchezze e debolezze.
La mia casa, perchè io sono europeo, e l'Europa è la mia casa, la mia famiglia.

E al centro della mia casa c'è una stanza buia, una stanza senza finestre, una stanza proprio in mezzo, nel cuore d'Europa. La stanza della storia, la stanza che conserva le foto e i ricordi, il ripostiglio del passato. Questa stanza si chiama Belene (altri la chiamano Jasenovac, altri Fossoli, altri Solovki, altri Dachau, altri Oswiecim...).

E' una stanza buia, un atrio che odora di morte, dove si è condensato il sangue misto all'acqua di lacrime salate dei milioni di morti, morti innocenti, vittime dei regimi totalitari, ideologici, criminali, che hanno drogato, illuso, imbestialito i nostri nonni, i popoli europei del XX secolo.
E' una stanza, una tomba su cui molti ci han messo una pietra sopra, e non vogliono (e non permettono a volte) che venga riaperta.

Negli ultimi anni ci ho sbirciato in questa stanza,
e penso che sia giunta l'ora di spalancare questa porta, di scoperchiare questa tomba.
Per cambiare l'aria. Per far entrare un po' di luce.
Per togliere le ragnatele e dare una spolveratina ai ricordi in essa conservati.
Per magari renderla adatta ad ospitare.
Perchè timidamente sbocci un germoglio di vita,
e la morte vada in qualche altro paese, magari al quel paese.
E' giunta l'ora della resurrezione di Belene.

Il 27 aprile del 1949 io non c'ero, quindi non è colpa mia.
Quel giorno qualcuno decise di elevare il piccolo paesino di Belene a cuore d'Europa.
Decisero di radunare, in questo grumo di case aggrappate al Danubio sconosciuto alla storia,
le migliori persone della Bulgaria,
quelli proprio in gamba, intelligenti, liberi, dignitosi,
quelli che sanno cos'è l'onore e l'amore, la libertà e la giustizia:
i migliori contadini, i migliori sacerdoti, i migliori soldati,
i migliori poeti, scrittori, artisti, i migliori politici, giudici, uomini e donne...
(Sì, lo so, ci misero in mezzo anche qualche criminale patentato, per poi dire che son tutti criminali...)

E così, dal 27 aprile 1949 il paese di Belene ha accolto,
nel paradiso terrestre del suo arcipelago fluviale, decine di migliaia dei migliori bulgari.
E il nome, la terra, il fango e le zanzare di Belene, da quel 27 aprile 1949,
è stato marchiato a fuoco nella carne, nelle ossa e nel cuore
di chi ci è passato e ci ha lasciato le ossa,
di chi ci è passato e ne è scampato,
nelle centinaia di migliaia di parenti e amici, nel cuore di ogni città e villaggio.
Belene, un nome marchiato, per sempre, nel DNA di ogni bulgaro, del popolo bulgaro.
Marchiato nel cuore dell'Europa.

Che voglia o non voglia, che piaccia o non piaccia, che nasconda o riveli,
Belene indelebilmente marchia l'Europa,
un marchio di fabbrica delle fabbriche di morte delle follie totalitarie dei nostri nonni.
Belene, Made in Europa.

Un fiume si aggira per l'Europa,
l'impetuoso Danubio di lacrime, fango e sangue
di milioni di esseri macinati di micidiali ingranaggi di morte,
ingranaggi di rosse falci e martelli, di neri manganelli, di brune croci uncinate, ,
neri uncini che han uncinato e arpionato e squartato
rosse falci che han falciato, ranzato, squarciato
neri manganelli che han sfasciato, picchiato, spaccato
rossi martelli che han martellato, schiacciato, spappolato.

E' il fiume della Storia, è il fiume della Memoria.
Impetuoso scorrere di volti, nomi, storie e memorie,
che nessuna artificiale diga di artificiosi politicanti potrà mai arrestare,
che nessun argine di sabbiosi sacchi nervosamente rattoppati potrà mai arrestare,
un'onda di piena, piena di storie, che non torna mai indietro alla fonte,
ma corre, sobbalza, si spinge sempre in avanti, aumentando di volume,
e si butta nel mare, un nero mare di sangue, lacrime e sangue raggrumato.

E' giunta l'ora,
69 anni son sufficienti,
è una cifra tonda,
è la stessa pure se la capovolgi,
son 70 meno uno,
e gli anni della vita sono 70 (ottanta solo per i più robusti).

Belene, cuore d'Europa.
Perchè nel cuore, uno ci mette le cose più preziose.
Ed il tesoro più prezioso sono le persone.
Le persone europee, i milioni di Europei innocenti, vittime dei Totalitarismi.
E le decine di migliaia di Bulgari passati per Belene e marchiati da Belene,
il popolo Bulgaro marchiato da Belene e passato per Belene,
è Europa.
Casa, cuore aperto per i popoli.
Benvenuti a Belene, cuore d'Europa.













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