12 aprile 2019

La disgrazia di essere primo

Oggi son passati 60 anni tondi tondi dalla morte di un prete con un nome un po' strano, un nome che è tutto un programma: don Primo.

E mi sovvien quel famoso "primerear" incastonato nell'Enciclica Evangeli Gaudium, che vuol dire essere il primo, non nel senso di migliore e neppure di primadonna, ma nel senso di prendere l'iniziativa, aprire la pista, mettersi davanti al gruppo e guidarlo, fare il mulo che trascina la carretta...
Quando per te finisce il tempo di fare lo spettatore, e ti tocca essere attore.
Di scendere dagli spalti dove guardi comodo la partita, e di scendere nel fango del campo a giocare.

Don Primo Mazzolari... una razza di prete in via d'estinzione.
Perchè mica è così semplice essere il primo...
essere sempre un passo avanti a tutti,
e vedere che fatica fanno a seguirti.
Vorresti fermarti... ma Quello là ti dice di andare avanti, di non tacere, di non girare i pollici.
E allora avanti, sempre avanti, sempre il primo in prima linea, mai nelle retrovie...


Sarebbe più tranquillo fare tranquillamente il proprio lavoro,
fare il chierico clericale, direbbe il Charles Peguy.
Che non è una brutta cosa: ti alzi al mattino, dici le tue preghiere,
fai le messe che devi fare, battezzi chi devi battezzare,
benedici le casa che devi benedire, visiti i malati che devi visitare,
fai le cose che devi fare, le fai anche bene, e tiri avanti.
E probabilmente ti diranno che sei un bravo prete, un prete umile,
un umile prete coi piedi per terra e senza tanti grilli per la testa.

Non è colpa tua se Quello là non ti chiede stramberie,
cose assurde del tipo di liberare un popolo, tutti in blocco, dall'Egitto...
e magari sei un povero balbuziente, che mai ha liberato un topolino dalla colla,
ed adesso Quello là ti manda dal Faraone di turno a liberare tutto un popolo...
Non è colpa tua se Quello là ti dice di metterti ad urlare nel deserto dei fifoni:
"Ehi, tu, Potente! Non ti è lecito! Piantala lì!".
E la tua testa giovannobattistea si ritrova su di un bel vassoio d'argento,
e tu, Stanislao di Cracovia, Thomas Becket o More, Romero & Co...
primeggiate nell'aprir la vostra boccaccia e farvi far la pelle.

Che disgrazia, che sfortuna, che maledetto affare
quando Quello là ti viene a stanare, e vuole proprio te,
sceglie proprio te per le sue missioni impossibili.
E ti tocca farlo. Certo, puoi scappare dall'altra parte,
ma poi il pesciolone ti pappa come un vermicello,
e ti risputa di fronte a Ninive, e ti tocca andare proprio lì,
a compiere la tua missione, a compiere la Sua missione,
quella che ha dato a te, e solo a te. Mica puoi fare una delega...

E così che dire?
Potrei anche dire, e sarebbe bello se si potesse farlo:
avanti, fatti avanti, vieni tu  a fare questa missione...
me ne vado, cedo la mano. Mica tocca a me prendere l'iniziativa.
Su, avanti, si accettano volontari.

Possibile che abbia mandato la Sua cartolina di precetto solo a me, proprio a me?
Assurdo. Probabilmente ha sbagliato l'indirizzo. Ci sono molti più migliori.
Più diplomatici. Più concilianti. Più seri ed intelligenti.
Dove siete tutti? Al semaforo rosso... o sul treno in ritardo...
Perchè proprio a me mi tocca fare il primo della classe,
il primo della fila davanti al plotone d'esecuzione,
l'Uria l'Hittita dei poveri, che scatta in avanzi mentre tutti scattano indietro?

Beh... intanto che aspettiamo... mi tocca, mica si può disubbidire a Quello là...
E continueremo a dire ai Potenti di turno: "Non ti è lecito!
Non vi è lecito costruire una centrale atomica dentro un Parco Naturale!"
E continueremo a dire ad una Nazione: "Non ti è lecito!
Non ti è lecito dimenticare centinaia di tuoi figli innocenti,
sfruttati, umiliati, ammazzati da altri tuoi colpevoli figli.
Sù, ricordati di loro. Fai memoria, cura almeno un luogo per la memoria!"
E continueremo a dire ai Piagnoni: "Basta! Che stress questo piagnisteo...
Che non c'è lavoro, che tutti se ne vanno, che stiamo morendo....
Che stress, su, dai, facciamo qualcosa insieme, invece di questi sterili piagnistei".
E continueremo a dire ad un popolo di paurosi, che alza muri e schiera soldati:
"Aprite le vostre case vuote e piene di muffa invecchiata!".

Brutto mestiere quello dei profeti.
Quelli che Quello là sceglie e manda non per fare i funzionari,
non per custodire oasi di tranquillità.
Ma li prende e li getta come sassolini
nelle scarpette di velluto o nei nidi delle vespe.
Ma li prende e li getta come le freccette
nel centro delle sagome bersaglio o sui lisci palloncini gonfiati.
Che fastidi, che noie, che chiasso... questi primini primitivi,
che non conoscono i compromessi della diplomazia,
che come elefanti ballonzolano tra i bicchieri di cristalli,
ragazzacci discoli che cento ne pensano, mille ne fanno.
Ingestibili. Incontrollabili. Indigesti. Ed indigeribili.

E' davvero una disgrazia essere tra i primi.
Ti prendi tutte le ragnatele in faccia.
E ti prendi pure tutti i pugnali nella schiena.
Forse per questo che i primi sono pochi.
Più scarsi dei diamanti.
Più rari delle stelle comete.
Più friabili dei grissini.
Poveri voi, o primi.
Le prendete sempre per primi.
Seicentomila dietro di te mormorano,
e tu balbuziente Mosè tiri il carretto...
Poveretti questi ultimi che diventano primi.
Che se tenessero chiusa la bocca, non gli taglierebbero la testa.
Che se restassero a piantar chiodi e piallar tavole a Nazareth,
non verrebbero baciati dai Giuda e inchiodati alle croci.
Che se facessero i bravi giovani come tutti i bravi giovani,
non ti tirerebbero i sassi perchè dai la minestra alle vedove sbagliate.
Che se facessero i bravi funzionari che tutto accettano pur di salvarsi il posto,
non ti chiuderebbero nella torre di Londra e, dopo esserti fatto la barba, ti tagliano la testa.
Che se facessero i bravi e normali parroci, occupando la casellina assegnata,
potrebbero invecchiare senza tante rogne e sofferenze.

Così è. Così fu. Così sarà per sempre.
A chi gli tocca... la disgrazia di essere il primo.

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