20 dicembre 2019

90 sfumature di persona

Negli ultimi tempi di massificazione e semplificazione, di manichee dualistiche distinzioni, fa bene ogni tanto rispolverare parole un po' desuete, che risalgono ai tempi in cui ancora andavano di moda le mezze stagioni.
L'inveterata abitudine di dividere in due infatti, a lungo andare, deforma quella stupenda realtà multicolore, multiforme e poliedrica che è la realtà, e causa serie malattie croniche, a volta inguaribili. Dividere in buoni e cattivi, in progressisti e conservatori, in santi e peccatori, in bianco e nero, in mio e tuo, in poveri e ricchi, in cielo e terra, in bello e brutto, in giovani e vecchi, in freddo e caldo... e chi più ne ha, più ne metta.... è una psicosi bipolare molto seria.
Ecco che allora, sulle nostre tavolozze, è bene stendere le variegate tonalità cromatiche che, con le loro migliaia di sfumature, rendono visibili le complesse e variegate sfumature della realtà.
Per esempio...
Ci sono bellissime e variegate parole per indicare l'agire di una persona, andando dal nero verso il bianco.

13 dicembre 2019

Lucia. Donna splendida dagli splendenti occhi.

Santa Lucia

Normalmente, quando m’imbatto in una donna bella (con quelle meno belle gli effetti sono altri, con buona pace della figlia di Fantozzi), resto abbagliato, quasi abbacinato dallo splendido splendore che emana, quasi aurea, una luce luminosa che si propone e quasi si impone, e calamitato, affascinato, ammaliato da tanto splendore, come falena notturna in presenza di lampada accesa, vengo preso, accalappiato e da misteriosa tenera possente forza centripeta, a lei mi dirigo, quasi aspirato dai suoi splendidi occhi, e che occhi!, oceani immensi dove immergersi e nuotare, immense praterie dove scorazzare, cieli infiniti dove fluttuare.
Lucia, che donna splendida, preziosa gemma incastonata nel nero del suo buio secolo, piccola e tenera e tremolante luce nelle tenebre dell’oscura valle di un popolo camminante e sofferente.
Che occhi, ragazza mia! Occhi di donna innamorata.
E giunto presso di lei, cado in ginocchio come medioevale cavaliere, e dal cuore mi sgorgan queste parole: “O mia splendida signora! Dammi un mare, e per un tuo sguardo lo attraverserò!
Dammi una montagna, e per un tuo sorriso la scalerò.
Dammi un drago, e per una tua carezza lo sconfiggerò.
Dammi la luna da prendere, e per vivere un giorno sulla soglia della tua casa, te la porterò.

7 dicembre 2019

Quand'è il tempo opportuno?

“Ti posso solo dire 'vai ai materassi'.”
da C'è posta per te,  Tom Hanks a Meg Ryan
Stasera, dopo aver meditato sui tempi di sant'Ambrogio, tempi davvero interessanti e vivaci, avrei voglia di chiacchierare, e mi piacerebbe iniziare questa storia così: "C'era una volta un parroco con i suoi superiori..."... ma non la iniziò così, altrimenti qualcuno potrebbe dire che voglio provocare, essere polemico, offendere... mentre vorrei solo chiacchierare del più e del meno. Per cui cominciò così:

C'era una volta un bambino in casa con suo papà.
Il bambino, che in casa si stava un po' annoiando, andò dal suo papa, che se ne stava spaparanzato sul divano a guardare una partita di calcio, e tirandogli una manica gli disse:
"Papi, andiamo fuori a fare un giretto e a giocare un po"?
Il genitore, che aveva fatto pure i corsi per i genitori, e che faceva il papà da più di un decennio, ovviamente rispose:
"Ma sei matto? Non vedi che piove? Il tempo non è opportuno!".
Il bambino, un po' imbronciato, gli rispose:
"Beh, hanno inventato gli ombrelli, i ki-uei, la cerata... e poi la pioggia è divertente...".
"Smettila. Ci si bagna, ci si ammala, si può prendere un fulmine in testa, si può scivolare nel fango e fratturarsi un malleolo! Continua a giocare al computer: è proprio il tempo ideale e più opportuno per stare in casa...".
Ovviamente, il marmocchio obbediente tornò a giocare al compiuter.

6 dicembre 2019

Facciamo l'appello: "Belene"! E Belene risponde: "PRESENTE!"

Trovandomi qui ai confini d'Europa, a volte le notizie dal cuore della Cristianità (= Roma) non arrivano, o arrivano in ritardo, o arrivano sbiadite...
Oggi il flebile eco di una voce che sussurra nel deserto della Città Eterna, dopo aver scavalcato il Tevere, sorvolato il Celio, sfiorato la Scala Santa, scavalcato il Gran Sasso, aleggiato sulle adriatiche onde, zigzagato tra le valli albanesi, kosovare, macedoni e serbe, saltellato tra i blocks di Sofia, sterzato a Russe, e risalito la corrente... si è adagiato sulle sponde fangose del nostro Danubio di Belene.
E, immerso come sempre nel silenzio del coprifuoco invernale (qui, dopo il calar del sole, cessa la vita, e non si muove foglia), pur flebile e sommesso non potevo non sentire questo eco di una lingua familiare e un po' in disuso da queste parti.
E mi son messo ad ascoltare, e ho sentito questo:

3 dicembre 2019

Una catastrofe! Stasera a Belene è morto un vescovo, martire del suo dovere.


Non c'erano ancora i computers con i loro socials, non c'erano ancora le televisioni coi loro telegiornali, ma la mattina del 4 dicembre 1893 una triste notizia iniziò a diffondersi dalle sponde belenciane del Danubio, e come un'onda arrivò ad Oresh, poi a Svishtov, poi a Dragomirovo, e poi a Pleven, a Russe, a Sofia, a Bucarest, a Roma, a Vienna, a Parigi e poi in tutto il mondo.
Alle 22.00 della sera precedente, il 3 dicembre, a Belene era morto improvvisamente, in circostanze alquanto sospette, il giovane cinquantacinquenne vescovo passionista, mons. Ippolito Agosto.

Nato ad Andora, in provincia di Savona, il 29 giugno 1838, il 30 maggio 1855 fece la sua professione religiosa tra i Missionari Passionisti.
Il 21 settembre del 1861 fu ordinato sacerdote a Viterbo. Sei anni dopo viene mandato come missionario nella Valacchia, in Romania, dove inizialmente lavora nella cittadina di Ramnicu Valcea. Nel 1870 viene spostato a Russe, sulla sponda bulgara del Danubio, poi nel 1873 di nuovo in Romania a Braila, e l'anno successivo di nuovo a Russe, pur continuando a lavorare anche nei paesi sulla sponda romena.
Il 27 aprile 1883, all'età di 45 anni, viene nominato Vescovo di Nicopoli (cioè della Bulgaria del Nord). Episcopato che si interrompe bruscamente, solo dopo 10 anni, la sera del 3 dicembre 1893 qui a Belene.
Perchè? Cosa è successo?
In breve...

24 novembre 2019

C'era una volta un Re...

I dieci cresimati di oggi a Belene
Stamattina, in occasione della solennità di Cristo Re, abbiamo celebrato qui a Belene la cresima di 10 ragazzi. E siccome, per motivi di salute, il Vescovo non è potuto venire, mi è toccato a me segnare il sigillo dello Spirito Santo sulla fronte di questi dieci ragazzi. Ecco, più o meno, quello che ho detto loro, raccontando qualcosa del Re, dello Spirito e dei suoi doni, e di qualche altra cosetta annessa e connessa.

C'era una volta, tra Svishtov e Nikopol, un regno, nè grande nè piccolo, diciamo medio, e comunque con tutto quello che serve ad un regno, sia piccolo che grande.
La capitale di questo regno si chiamava Belene, gli abitanti del regno belenciani, ed in mezzo alla capitale c'era il castello, dove abitava il Re.
Era un regno unico e speciale, dove tutte le strade erano asfaltate d'oro.
Non c'erano ospedali, nè farmacie e dottori: tutti erano belli, giovani e sani, e non si ammalavano mai.
Tutti erano disoccupati, non c'erano fabbriche, nè negozi e neppure muratori. Ma non era una tragedia, anzi. Era una pacchia, perchè tutti erano milionari e ricchissimi, ed il Re provvedeva a tutto.
I frigoriferi e le dispense di ogni casa erano strapiene di ogni ben di Dio, e nessuno andava a fare la spesa. Ogni mattina il Re spediva cibo, bevande e dintorni, gratis, a tutti, nessuno escluso.
Tutte la famiglie avevano in garage una Ferrari per le feste, una Mercedes per i giorni feriali, ed una Jeep per le gite fuori porta.
In cucina c'erano poi tre rubinetti. Da uno usciva acqua, da un altro vino, e dal terzo, a scelta, o birra o grappa.
Ovviamente nessuno pagava le bollette dell'acquedotto, in quanto tutto era gratis. E neppure quelle della luce e del telefono: tutto gratis, offerto dal Re.
Un regno paradisiaco, insomma, dove tutti vivevano felici e contenti, mangiando, ballando e cantando giorno e notte, ovviamente pieni di gratitudine, lode e riconoscenza per il Re.
Finchè...

21 novembre 2019

Protagonisti audaci e creativi? No, grazie...

Quando ero un piccolo bambino bergamasco, leggevo con passione ed entusiasmo, oltre ai libri di Salgari, pure il Piccolo Missionario: ed ero affascinato ed entusiasmato dalle avventure degli audaci e coraggiosi missionari, che sfidando viaggi, giungle, bestie feroci, guerre e quant'altro, andavano, vivevano e lavoravano nelle verzure equatoriali, nelle giungle e nelle steppe, nelle amazzonie e nel Bengala....
Quando poi divenni un giovane ed entusiasta missionario in missione, credevo che davvero il missionario dovesse essere un protagonista, coraggioso, creativo, a volte pure audace.
Quando poi dai confini del mondo arrivò questo Papa, che continuamente ribatte su questa benedetta audacia e creatività, caratteristiche essenziali della missionarietà... apriti cielo!
Ripropongo qui solo un piccolo assaggio dei numerosi interventi del Papa negli ultimi anni:
Il Papa invita “tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità” (Evangelii Gaudium, 33). 

15 novembre 2019

Il tempo non è mai opportuno per l'Orso Bruno che vien da Chiuduno

Ci sarà una volta un distinto ed illustre signore di Chiuduno, che si chiamerà Bruno Orso, il quale di mestiere farà l'Opportunista.
E sarà veramente famoso, in quanto sarà il primo ufficiale Opportunista con regolare rapporto di lavoro, nominato nientepopòdimeno che dall'ONU.
Visto che ancora non esiste questa retribuita futura professione, per capirci vi dirò due parole.
L'Opportunista di professione sarà una persona incaricata ufficialmente dalle Istituzioni (Ministeri, Comuni, Province, Regioni, Banche, Università, Istituti vari, Congregazioni e Chiese, etc...), la quale avrà come compito di bloccare qualsiasi libera iniziativa dei liberi cittadini o liberi membri della committente Istituzione, in quanto queste "spericolate azioni non contemplate nei piani programmatici" sono sempre inopportune e destabilizzanti, per non dire provocanti ed avulse dal contesto.
Il signor Bruno Orso da Chiuduno verrà quindi assunto dall'ONU per chiudere inopportune iniziative che potenzialmente potrebbero sconvolgere gli equilibri mondiali.

La prima brillante missione del signor Bruno Orso fu quella in Kenya. Memorabile. Sarà nel mese di maggio del 2047.
Sceso all'areoporto, Bruno si recherà subito nella regione di Homa Bay, sul Lago Vittoria, dove presso un vigneto bloccherà il signor Otieno Omollo, e gli dirà:

11 novembre 2019

Facciamo grata memoria della passione di Eugenio Bossilkov e dei martiri bulgari

L'assunzionista francese p. Daniel ed il passionista bergamasco p. Paolo
propongono al bacio dei pellegrini l'Icona dei beati  Martiri Bulgari
Lo scorso 9 novembre, tutta l'Europa ha celebrato il 30° anniversario della caduta del muro di Berlino. In questa giornata speciale abbiamo ricordato con gratitudine i martiri bulgari. Noi Passionisti, insieme agli Assunzionisti abbiamo proposto un pellegrinaggio per le vie di Sofia, per ripercorrere le stazioni della Via Crucis e della passione di Eugenio (vescovo passionista, nato a Belene e beatificato nel 1998), Pavel, Kamen e Josafat (sacerdoti assunzionisti bulgari, beatificati nel 2002), fucilati insieme a Sofia l'11 novembre 1952.



Il nostro pellegrinaggio è iniziato davanti al Muro - Memoriale delle vittime del comunismo in Bulgaria (1944-1989). Un muro dove sono scritti i nomi di solo 7526 persone uccise durante il regime totalitario (si pensa che il numero totale sia intorno ai 150.000). Tra di loro bulgari e stranieri, credenti e non credenti, giovani e anziani, cattolici, ortodossi, protestanti, ebrei e mussulmani: un muro che unisce, nella stessa passione e morte, coloro che in vita vivevano divisi.

8 novembre 2019

Il figlio di Bianconiglio e la Maniglia canaglia


Or tu illustre lettore, che con cipiglio tutto sai di Alice che se ne va a quel paese delle meraviglie inseguendo il Bianconiglio, sarai ben incuriosito di saper cosa accadde al figlio di quel coniglio... ma aspettar dovrai, giacchè ora della Maniglia canaglia la storia ti voglio raccontar. Al tuo curiosar m'appiglio, sperando di non prendermi da te uno striglio.


C'era una volta, in un paesino tra le colline veronesi, un conventino bellino e piccolino. In questo angolino di mondo viveva una comunità di fratelli fraticelli
Le giornate scorrevano tranquille e serene, come sereno e tranquillo è il bimbo svezzato in braccio a sua madre. Ogni mattina l'alzata, poi la preghiera, la colazione, tutti al lavoro, poi la preghiera, il pranzo, un po' di riposo, ancora al lavoro, la serale preghiera, la cena, un po' di TV, la compieta e poi tutti in pace dopo compieta a dormire.
Una vita paradisiaca, insomma, giorno dopo giorno, anno dopo anno. E così passavano i mesi tra le colline veronesi.
Ma...
Ma un bel giorno successe quello che non dovrebbe succedere, ma ogni tanto succede:
un imprevisto.
Il pacifico equilibrio che soave si dipanava nello scorrere dei giorni fu sconvolto, e tutta la penisola italiana ed il continente europeo furono sconquassati, con qualche sussulto pure di tutto il globo terrestre. E da allora tutte le cose non sono più come prima. Questo imprevisto sconvolse tutto il mondo allora conosciuto, e con copernicana rivoluzione il sotto venne sopra, il sopra andò sotto, e tutto fu messo sottosopra. Ed un piccolo imprevisto scatenò una catena a reazione che divenne question di Stato e sconvolse l'orbe terrestre, il sistema solare e le galassie dell'universo,
Successe così.