16 giugno 2020

Una risposta non violenta non è assenza di risposta violenta, ma una non violenta risposta. Perchè... qui tacet consentire videtur, diceva anche il Moro Tommaso. Quindi: W il dialogo! A domanda... risposta. Interrogati, rispondiamo. Ovvero: mica sempre la storia deve essere il monologo dei prepotenti...

Nabot viene lapidato davanti alla sua vigna di Izreel, dalla Weltchronik di Rudolf von Ems (XIV sec.)
Tutti i cristiani cattolici di rito latino sicuramente oggi saranno andati a messa, o nell'impossibilità avranno certamente letto e meditato le letture della Parola di Dio di oggi.
(Quelli dei riti orientali son scusati se non capiranno quanto segue... e quelli di rito ambrosiano posson rimediare leggendo quello stupendo volumetto del loro padre Ambrogio, che dovrebbe esser sicuramente ancorato sul loro comodino, volumetto un po' datato (ha solo 1600 anni), ma pur sempre fresco, addirittura da esser consigliato nientepopòdimeno che dal Papa felicemente regnante).
Premesso ciò, sentite cosa successe a Belene, tanto tanto tempo fa, prima della Democrazia e del Diritto, prima del Regime e del Sopruso, prima del Regno e del Potere Reale Conferito dal Cielo....


Tanto, tanto, ma proprio tanto tempo fa, in un paesino adagiato sulle sponde del Danubio, viveva un povero contadino che coltivava la sua povera vigna, guardava le sue quattro galline, e ogni anno bagnava i suoi due pomodori. Non era misero, solo povero... Non era neppure ricco, viveva del minimo indispensabile. Quel povero brav'uomo si chiamava Nabbotto.

Ma un giorno quel disgraziato del Capo del paesino, chiamato Hacca figlio di Effegi e padre di Ielle, che possedeva cinque ville, dieci automobili, venti servitori e trenta conti in banca alle isole Caimane... mise gli occhi sulla vigna di Nabbotto, che casualmente si trovava dove Lui, il Capo dei Capi, voleva costruirsi la sua decima piscina con idromassaggio...

Hacca mandò i suoi sgherri a chiedere a Nabbotto di dargli la vigna e sloggiare... Ma Nabbotto si rifiutò, dicendo le solite cose che dicono le solite persone normali: "Scusi, tanto, ma è la vigna che ha piantato mio papà... Non ho intenzione di lasciarla a lei, ma ai miei figli"...

Il Capo mandò allora altri sgherri, promettendo palate di soldi in cambio, ma Nabbotto non mollava: "Mi scusi tanto, ma un bicchiere di vino di questa piccola vignetta è più gustoso delle sue montagne d'oro... Provi lei ad assaggiare un lingotto d'oro e poi un bicchiere di vino, e vedrà cosa è più meglio! Lei tenga il suo oro, io mi tengo il mio vino".

Il Capo dei Capi allora, con quella rospa di sua moglie Gezzabbrutta che gli fiatava fetenti fetori sul collo impaziente di invitare le amiche a provare il nuovo idromassaggio, squinzagliò i suoi leccapiedi in giro per il paese, a spargere calunnie e scemenze sul conto del povero Nabbotto, per screditarlo ed isolarlo, per poi ghermirlo come fanno i predatori naturali: "E' un ubriacone... Ruba di nascosto ai vicini... Non rispetta le Autorità... Fa il finto povero, mentre ha soldi dappertutto... Mette l'acqua nel vino e poi lo vende come fosse Barbera DOC! Disonora il villaggio!", e via di seguito.

Gli abitanti del villaggio però, che conoscevano bene il Nabbotto , e pure loro erano poveri cristi come lui, immediatamente capirono che quelle calunnie erano calunnie, mica si fecero intorlupinare dai mefistotelici arzigogolii degli Hacchiani tirapiedi e lustrascarpe, e con tutta la loro gandhiana e martinluterkinghiana nonviolenza (Gesù Cristo, a loro scusa, non era ancora nato, e loro non erano cristiani comunque), presero a calci nel sedere, con tanto amore e tenerezza, questi prezzolati calunniatori ed infidi manipolatori, e li rispedirono al mittente, con la coda fra le gambe e con in cauda eorum venenum.

Il qual mittente, ovviamente incavolato e offeso nella sua Onnipotenza... mandò i suoi soldati per ammazzare quel disgraziato di Nabbotto ("Ma chi cavolo pensa di esser quel pezzente?!? Ma lo sa chi sono Io? Io Sono Hacca, il Capo dei Capi, e la vigna è mia se dico che è mia e la gestisco io! Toglietelo di mezzo! Cosa aspettate??").

Ma Nabot ed i suoi compaesani non erano mica scemi che stavano lì a prenderle, neh! Mentre i masnadieri erano in viaggio per compiere l'efferato e nefando delitto, i paesani organizzarono una raccolta di firme, chiamarono le Televisioni, contattarono Annesti Internescional, informarono tutto il mondo del tentativo di sopruso e di palese violazione dei Diritti Umani, tappezzarono il paese con manifesti contro la mafia e contro la prepotenza (senza sparare un colpo ovviamente, visto che erano nonviolenti, e poi comunque non era ancora arrivata la polvere da sparo dalla Cina, e pure eravamo prima dell'età del ferro...).

Ovviamente i baldanzosi emissari del Capo se la fecero sotto di fronte a cotale Resistenza Non Violenta, e calarono le braghe e pure gettarono le armi.
Allora il buon Nabbotto, facendosi portavoce di quegli onesti e non violenti paesani, disse agli sgherri timorosi di essere fatti a fettine da un popolo in rivolta contro l'ingiustizia: "Fratelli, fratelli! Tranquilli... Mica vi mangiamo, siamo vegetariani! Venite alla festa! Sedetevi con noi a mangiare e bere gratis, vino e birra! Abbiamo giusto giusto ucciso il vitello grasso... Su, dai, facciamo festa!".
E quelli si unirono alla festa, sgagnando le succulente bistecche del vitello grasso e tracannando a più non posso il vino della vigna di Nabbotto, più buono di quello di Cana di Galilea, e contenti per il pericolo scampato.

Quando Hacca e la perfida Gezzabbrutta videro questa orripilante scena al TG della sera... andarono su tutte le furie, ed iniziarono a picchiare la testa sul muro. E siccome il muro purtroppo era stato fatto dai muratori bergamaschi... le teste di Nabotto e Gezabbrutta si spaccarono in quattro, e creparono all'istante, come i famosi vecchietti della casta Susanna, mentre il muro sta ancora lì in piedi dopo duemila anni. E ben gli stette!

Eh, cari miei... mica sempre vincono i prepotenti!
Mica sempre le partite son truccate...
E perchè poi devono sempre crepare gli innocenti, e trionfare la menzogna, la calunnia, l'avidità e l'ingiustizia? Questo non si è mai capito. A volte quando Caino alza la mano e prima che la abbassi... possono anche venirgli i crampi, oppure cadergli in testa un meteorite, o essere preso da una crisi d'asma... e Abele sopravvive!
A volte basta un po' di sana e non violenta risposta al sopruso, ed i soppraffattori se la fanno addosso e si autorodono di rabbia.

E così al villaggio continuarono a vivere felici e contenti, ed il buon Nabbotto, prima di morire sazio di anni e del buon vino della sua vigna, vide crescere i propri figli, e poi i figli dei figli, ed i figli dei figli dei suoi figli (pronipoti, penso si dica...).
Viva il buon Nabbotto!
E vadano a quel paese Gezzabbrutta col suo Hacca!

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