11 settembre 2020

Hai voluto la bicicletta? Pedala!


Il primo d’aprile a Belene, da secoli, è sempre stato un giorno speciale. 

Ma non per via dei pesci, ovviamente. 

Come tutti sanno, da secoli ormai il primo d’aprile è il giorno della Grande Onda. 

Infatti ogni 31 marzo, come tutti sanno, sopra Vidin vengono spalancate per manutenzione le Porte di Ferro, cioè la gigantesca diga sul Danubio che forma il lago di Orshova, ed una valanga di acqua alta ben 20 metri parte dalle Porte di Ferro e, discendendo il corso del Danubio arriva nella sera del primo d’aprile fino al mar Nero. 

Tutti coloro che abitano lungo il Danubio allora, dalla prima volta ad oggi, tranne quelli di Belene che son particolari, in questa occasione si allontanano dalle sponde del fiume, sia di qua che di là, e ne approfittano per farsi una gita, per andare a trovare i parenti lontani o per andare sulle colline: non sia mai che la Grande Onda li travolga e li porti al mare!

6 settembre 2020

Per fare un albero, ci vuole… un fiore. Per fare un muro… un muratore.

Come tutti i giorni, il Ceschì (al secolo Francesco Damiani de Bolgher), anche quel giorno si era alzato presto e, arrivato al cantiere nel centro di Milano, sulle sponde del Martesana nel quartiere di Greco, si era messo giù a far su la molta. 

Ma quel giorno (l’otto settembre alle cinque e quarantasette, per le cronache) ad un certo punto, la Madonnina tutta d’oro e tutta bella che c’è su in cima al Duomo… prese il volo e, siccome era presto e tutti ancora dormivano, senza tanto clamore (a parte la signora Ludovica Fumagalli che, trovandosi sul balcone a stendere i panni e vedendosela passare davanti, svenne e si fece un bel bernoccolo sulla tempia destra….) andò a posarsi proprio nel cantiere dove lavorava il nostro Ceschì de Bolgher, ed andò a posarsi delicatamente proprio davanti a lui che, senza smettere di sbadilare e di far su la molta, le rivolse un sorriso e le disse: 

“Buongiorno, bella signora! Lei è più mattutina della stella mattutina… Come mai da ‘ste parti?”. 

“Buongiorno a lei, Ceschì! Cercavo proprio lei….”, rispose quella, con un sorridente sorriso. 

“Al suo servizio, mia Signora! Dica pure”. 

“Ascolta, Ceschì: su di sopra hanno urgentemente bisogno di te, per un urgente lavoro di ristrutturazione. Gli angeli, gli arcangeli, i cherubini ed i serafini si son fatti subito avanti per accaparrarsi questo appalto, ma… Ma lassù ci è giunta voce che tra le valli orobiche vive un muratore più esperto degli angeli… e dopo un’accurata indagine e raccolta di informazioni, abbiamo scoperto che tu sei il più miglior muratore bergamasco di tutta la bergamasca. E così mio figlio ed il vecchio, con gran disappunto degli angeli & company, molto spiritosamente mi han chiesto di venirti a dire che gradirebbero molto il tuo intervento….”. 

1 settembre 2020

Perbacco! Siam sott’attacco!

Da che mondo è mondo, fin dall’alba dei tempi la regione di Belene è stata un vero e proprio paradiso terrestre: a parte il grande fiume, mica un torrentello, ma nientepopodimeno che il bel Danubio Blu… a parte le lussureggianti ben 15 (dico quindici, mica due o tre…) isole letteralmente ricoperte di boschi e di paludi e di canneti e di fiori e di ogni ben di Dio… a parte l’immensa pianura di fertilissima tera nera come il carbone senza un sassolino dentro… a parte tutto questo prodigio minerale, vegetale e pluviale, in questo giardino, da che mondo è mondo, hanno convissuto in pace e fraternità migliaia di esseri viventi: fin dall’alba dei tempi nelle acque ha nuotato centinaia di specie di pesci, nelle paludi han gracidato schiere di rane, nell’aria han volteggiato più di 500 (cinquecento…) specie di uccelli, dai maestosi pellicani agli umili colibrì, e sulla terra han pascolato cervi, cinghiali, lepri, bufali e decine di altri mammiferi, rettili, anfibi e compagnia bella. 

Le uniche specie che mancavano, e per fortuna, altrimenti altro che paradiso!, erano le zanzare, i lupi e gli orsi. Sì, vabbè, c’era qualche serpentello… ma che paradiso sarebbe senza serpenti? E comunque, tutti i serpenti di Belene son senza denti e senza veleno, solo linque biforcute: parlano, parlano… ma non mordono. 

Finora, per ben tre volte, bande di fetenti masnadieri portarono caos, morte e distruzione in questo paradiso. Poi per grazia di Dio se ne andarono, ma nulla fu più come prima. 

E le cose andarono così. 

29 agosto 2020

Il bue con la bua e le rane di Belene.

Tutte le mamme conoscono la favola di Esopo della rana e del bue, o no?, e la raccontano ai loro figli quando vogliono fare gli sbruffoni o si incaponiscono a fare gli adulti. Beh, quando invece voi genitori trattate infantilmente la vostra prole, o quando invece di trattarli da ometti li trattate da bambini dell’asilo… care mamme e papà o affidatari, fatevi raccontare da loro questa storia di Belene.


C’era una volta a Belene un grosso più, ma molto grosso, più grosso di quello che a Natale si mette con l’asinello nel Presepio. Un vero bue, con le corna da bue, i possenti quarti da bue, con tutte e quattro le mastodontiche zampe sue. Insomma… un normalissimo bue, di quelli che vediamo tutti i giorni per i campi. 
Questo bue aveva una forza forzuta, faceva da sé come per tre, trascinava carri da buoi, aratri da buoi e fieramente si faceva i fatti suoi. 

Un giorno, pascolando tra le paludi di Belene, fu attratto dal gracidare delle sirenee rane di Belene, e si avvicinò loro incuriosito. 
Non l’avesse mai fatto! 

28 agosto 2020

Dipende solo da te: acciocchè tu non faccia il lacchè… macchè a Napoli o Venezia! Vieni a Belene, a berti un buon caffè con me! Imperocchè è il più gustoso che c’è.

Come tutti sanno, la prima chiesa fu costruita a Belene nel 1604. Praticamente era una baracca di legno, lunga undici passi e larga 6, con quattro assi ed un po’ di
phragmides australis come tetto. Poi, evolvendosi il tutto, fu scavata una chiesetta più ampia, mezza seminterrata, dove attualmente c’è la cantina della canonica. Quindi si fece una più ampia chiesa di legno, poi completamente bruciata da una banda di criminali turchi nel 18° secolo. Dopodichè si fece su una nuova chiesa di legno, attorno alla quale poi nel 1860 venne costruita l’attuale chiesa, santuario del Beato Eugenio Bossilkov… 

Erroneamente tutti son convinti che il caffè fece ingresso in Europa da Venezia dopo il 1605, come tutti i uikisaggi sanno, cioè dopo che Charles De l’Ecluse, direttore del giardino botanico di Vienna, fece l’elogio delle saporifere antisoporifere pregiate bacche. 

A dir la verità, e a dirla tutta però, il primo distributore automatico di caffè in Europa fu posto casualmente proprio qui a Belene, nel 1604, quindi un anno prima. 

Vabbè, i nostri più acerrimi critici diran subito che allora Belene non era in Europa, ma nell’Impero Ottomano. E che gli Ottomani avevano pure quattro bocche e già da secoli si dilettavano a trangugiare miscele caffeiniche nelle loro turche brocche. 

Fatto che sta che neppure Vienna allora era in Europa, ma nell’Impero Austro Ungarico, e così pure Venezia non era in Europa, ma nella Repubblica di Venezia, e giustacchè la stessa Napoli non era in Europa, ma nel Regno di Napoli. Quindi…. Nel 1604 Belene era in Europa, tanto quanto Vienna e Napoli: e quindi il primato della diffusione del caffè in Europa spetta a pieno titolo a Belene! 

Ma lasciamo la politica e la geopolitica, e torniamo alla storia, quella vera.

25 agosto 2020

Teodòra di Belene, la signora degli agnelli.

Sono assolutamente sicuro che tutti voi conoscete molto bene il Signore Degli Anelli, con le maiuscole del caso. Probabilmente però insomma… tu non avrai sentito parlare della signora degli agnelli, con le minuscole, è vero? In questo caso, se proseguir l’ardua lettura ardirai e fin alla fine giungerai, allor saprai tutto di Teodora di Belene, la signora degli anelli. 

Molto tempo prima che, secondo alcune ipotesi, le scimmie scendessero dalle piante e gli ominidi discendessero dalle scimmie, o più biblicamente molto prima che il buon Dio facesse su Adamo ed Eva con la palta dell’Eden… gli animali vivevano felicemente sulla terra, e la tal cosa è scientificamente e biblicamente confermata. 

In quei giorni, più o meno nel paradisiaco luogo dove ora sorge il paesello di Belene, anche qui sulla riva del Danubio, tra i canali e le quindici paradisiache isole, ogni tipo di animale viveva tranquillamente. Visto però che gli esseri di questa zona erano un po’ più evoluti degli altri, si erano organizzati un po’, dandosi un capo che insieme ai suoi colleghi scagnozzi governasse il tutto. 

21 agosto 2020

Questo della storia è il succo: con un bel trucco, quel mammalucco di Cucco, l’oco del Capodoglio, invece di finire in padella nel bollente oglio come cacciucco, divenne di Belene il grande Capo, nel general cordoglio.

Tanto tempo fa, ma proprio tanto, cioè più o meno dopo Adamo ed Eva e prima dell’arca di Noè, per capirci, le prime creature bipedi umanoidi antropomorfiche, ovviamente non ancora sapienti come noi e nemmeno con tutta l’esperienza che abbiamo noi… stufe della loro nehandertaliana anarchica vita, decisero all’umanimità di creare i politici, e declamarono: 

“Perché dobbiamo vivere allo sbando? Perché ognuno continua a fare come vuole? Diamoci un grande Capo, che ci guidi, che amministri la giustizia, che ci rappresenti e governi! Un Grande Capo che si occupi del bene comune”. 

20 agosto 2020

Verde speranza, chi lo porta è in gravidanza

Il Regno dei Sivovi Grigiopallidi di Belene, nel suo massimo splendore, si estendeva da Belene sud fino a Belene nord, e da Belene est fino a Belene Ovest. 

Era un regno immmenso e prosperoso, che nel suo apogeo contava un castello e ben 46 case, secondo i dati dell’annuario dell’epoca. 

Secondo la tradizione locale, in onore della casata regnante dei Sivovi Grigiopallidi, tutte le case erano pitturate di grigio, tutte le strade e le piazze erano lastricate di granito grigio, tutti i lampioni e le cassette della posta erano verniciati di grigio, ed erano stati banditi da tempo i fiori e gli alberi (da che mondo è mondo purtroppo non esistono piante e fiori grigi… probabilmente quel disgraziato che ha creato il mondo si è dimenticato di questo colore…), sostituiti ovviamente con alberi e fiori di plastica grigi. 

15 agosto 2020

Un gigantesco balzo per un uomo, un piccolo passo per l’umanità.

Il giovane Pio Diociauti era un bravo credente, e tutte le domeniche andava a messa. Negli ultimi tempi però, ogni volta che usciva di chiesa, gli veniva un leggero bruciore di stomaco, accompagnato da un po’ di nausea e qualche capogiro, e da uno strano formicolio negli arti. 

Preoccupato di questi sommovimenti gastroesofagei e nervosi, andò a farsi una visita dal medico. 

Dopo il consueto cek ap e gli esami prescritti, il medico lo convocò e gli disse: 

“Senta, signor Diociauti, in base a tutti gli esami pare che lei non abbia proprio un bel niente, dal punto di vista fisico: tutto nella norma, anzi, direi che lei gode di ottima salute e sprizza di energia giovanile”. 

14 agosto 2020

Il pallino di topo Lino, il birichino topolino albino che voleva esser l’artefice del suo destino, e non capendo un acca di latino, voleva diventar il pontefice Lino

Per secoli la prosperosa colonia del popolo dei Muridi aveva prosperato sulle sponde del Danubio, più o meno dove attualmente sorge la gloriosa città di Belene. 

La terra era molto fertile, la temperatura molto temperata, il cibo abbondante, acqua a volontà: che volete che facciano i Muridi? Prosperano. 

E così i figli dei Muridi come tutti nascevano, mangiavano, dormivano, andavano a scuola, poi si sposavano o andavano a convivere, lavoravano, etc etc, etc. Il solito tran tram. 
Circa duemila anni fa avvenne questa cosa curiosa, che ancora si tramanda.